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Roma, 27 ottobre 2008 – In occasione del 9° anniversario del “Movimento studentesco 26 ottobre” si è svolto ieri a Parigi un incontro tra i militanti del Movimento Lao per i Diritti Umani e una delegazione radicale.

Bruno Mellano, Presidente di Radicali italiani, ha dichiarato: “Nove anni fa cinque giovani democratici tentavano di dar vita alla prima manifestazione pacifica e nonviolenta in un Paese, il Laos, da oltre trent’anni vittima di un regime totalitario. Da allora sono diventati dei desaparecidos e il simbolo della lotta dei democratici laotiani per la libertà, la democrazia e la riconciliazione nazionale nel loro Paese.

Il 26 ottobre 2001 con Olivier Dupuis, allora eurodeputato e segretario del Partito radicale transnazionale, Massimo Lensi, Silvja Manzi e Nikolay Khramov eravamo a manifestare nella capitale laotiana, per chiedere di conoscere la sorte dei cinque leader studenteschi. Fummo arrestati e poi espulsi dopo 14 giorni di carcere e un processo farsa.

Oggi la lotta per la libertà e la democrazia in Laos deve conoscere nuovo slancio e occorre moltiplicare i nostri sforzi per aiutare un popolo senza voce e senza diritti. Proprio nei giorni scorsi Matteo Mecacci, deputato radicale, ha presentato una risoluzione in Commissione affari esteri sulla situazione dei diritti umani in Laos sulla quale contiamo di poter raccogliere il sostegno di molti deputati italiani.

Ringrazio Vanida Thephsouvanh, Presidente del Movimento Lao per i Diritti Umani nonché membro del consiglio generale del Partito radicale nonviolento, i membri della Famiglia Reale Lao in esilio, gli amici e compagni laotiani per aver voluto condividere con noi la commemorazione di un anniversario così importante, per loro e per noi”.

Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani, ex consigliere regionale in Piemonte) e Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno così commentato la notizia dell’accoglimento da parte del Tribunale di Torino del ricorso del Comitato promotore del referendum regionale sulla caccia, presentato nel lontano 1987:

“Noi radicali l’avevamo detto ed avevamo fatto di tutto per evitarlo. 21 anni fa, raccogliemmo sul referendum, assieme alle associazioni animaliste ed ambientaliste, ben 60.000 firme autenticate di cittadini piemontesi. Poi, tentammo in tutti i modi di evitare il tragico e protratto errore della Regione Piemonte, che volle negare a tutti i costi il buon diritto di quei cittadini a veder indetta e tenuta la consultazione. Abbiamo duramente polemizzato all’epoca sia con il leghista Roberto Cota (ex Presidente del Consiglio Regionale) sia con il forzista Enzo Ghigo (ex Presidente della Regione).

Ma guardiamo al presente; a volte il caso fa bene le cose. Il referendum regionale sulla caccia risuscita in un momento particolarmente significativo, con un forte dibattito in corso sulle proposte di modifica della normativa nazionale sulla tutela e gestione della fauna selvatica nel nostro Paese. La Regione Piemonte ha l’occasione giusta per essere un laboratorio di partecipazione popolare diretta, dopo essere stata per vent’anni un’illegale e vergognosa palude antidemocratica.

Ci appelliamo alla Presidente Bresso e al Presidente Gariglio, affinché operino, negli ultimi mesi del loro mandato, per garantire lo svolgimento della consultazione popolare; sarebbe un modo per contrassegnare in modo positivo la storia istituzionale della Regione, nella pagina riguardante gli strumenti di democrazia diretta.”.

Domani, 16 ottobre 2008, è l’anniversario della morte di Antonio Russo, il giornalista di Radio Radicale deceduto otto anni fa in circostanze misteriose nella città georgiana di Tiblisi, dove si trovava per documentare la seconda guerra di Cecenia.

Antonio è morto tra la notte del 15/16 ottobre 2000. Il suo corpo fu ritrovato ai bordi di una stradina di campagna a 25 km da Tbilisi, torturato con tecniche riconducibili ai servizi segreti russi. Il materiale che aveva con sé – videocassette, articoli, appunti – non fu ritrovato, anche il suo alloggio fu ritrovato svaligiato da appunti e video (pur senza toccare oggetti di valore).

Le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite, ma numerosi indizi conducono al governo di Vladimir Putin a Mosca: Antonio Russo aveva infatti cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti circa la guerra, e aveva parlato alla madre, solo due giorni prima della morte, di una videocassetta scioccante contenente torture e violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena. Secondo i suoi amici, Russo aveva raccolto prove dell’utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni.

Il 6 ottobre abbiamo, in pochi, ricordato l’assassinio di Anna Politkovskaya. Oggi i principali giornali europei registrano il tentato avvelenamento di Karina Moskalenko, legale della famiglia della giornalista russa, mentre il numero di giornalisti, attivisti dei diritti umani e oppositori uccisi o seriamente minacciati aumenta quotidianamente.

Il silenzio delle cancellerie europee diventa sempre più omertoso.

Dichiarazione di Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani) e Igor Boni (segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta):

Da oltre quattro anni denunciamo una stato delle cose che è sotto gli occhi di tutti da molto, troppo tempo e le vicende di queste ultime ore dimostrano che purtroppo avevamo ragione. Dal 2004 abbiamo presentato analisi su tre cicli di campionamento delle acque di scarico della ditta SACAL di Carisio – da noi stessi prelevate – che dimostravano inequivocabilmente il superamento grave dei limiti di legge per alcuni parametri: ammoniaca, cloruri, fluoruri e tensioattivi. Dal 2005 denunciamo anche il rischio tossicità dei fumi e i danni che i risicoltori della zona hanno più volte rilevato (il cosiddetto “riso impazzito”). Abbiamo presentato due esposti alla Procura di Vercelli fornendo le analisi sulle acque e materiale fotografico; esposti paradossalmente archiviati tre mesi fa dalla Procura. Oggi riscoppia il caso SACAL e si tratta di diossina probabilmente legata ai fumi tossici. Ci pare lecito e doveroso chiedere conto pubblicamente all’ARPA e a tutti gli organi competenti sui controlli ambientali di come sia potuto accadere tutto questo malgrado le nostre denunce. Restano infine alcune domande a cui urge fornire una risposta: che ne sarà del riso che viene prodotto nei dintorni della fabbrica? Si faranno le analisi per verificare l’inquinamento? E se ci sarà l’inquinamento chi risarcirà gli agricoltori, gli inquinatori o la Regione con i soldi dei cittadini? E infine, nei prossimi mesi e anni dovremo nuovamente sostituirci alle autorità competenti e ripetere i campionamenti e le analisi o ci penseranno gli organi preposti?

Oggi è San Bruno. Il mio onomastico: io lo ho sempre festeggiato il 6 ottobre. Questo Bruno o Brunone di Hartefaust fu monaco, fondatore dell’Ordine dei Certosini, morì nel 1101 a Serra San Bruno, in Provincia di Vibo Valentia. Viene commemorato oggi, appunto, ma è incredibile il numero dei santi e beati con il mio nome. Ed ancora più incredibile la varietà delle date in cui sono ricordati o dovrebbero essere celebrati dalla chiesa. Ora che lo so, posso celebrare almeno dieci onomastici diversi nel corso dell’anno solare.
San Bruno duca di Sassonia, martire ad Ebsdore, è ricordato dal calendario ecclesiale il 2 febbraio, ed è il primo Bruno dell’anno, ma poi seguono San
Bruno vescovo, martire in Prussia, commemorato il 14 febbraio, surclassato ed ulteriormente martirizzato da San Valentino, la cui ricorrenza ha cancellato tutti gli altri santi; San Bruno di Wurzburg, il 25 o 27 maggio; San Brunone Bonifacio, camaldolese, vescovo di Querfurt, discepolo di San Romualdo, apostolo e martire nel 1009, detto anche “san Bonifacio di Russia”, ricordato il 19 giugno, ma in alcune località italiane commemorato il 15 ottobre; san Bruno di Segni, vescovo e confessore nel Lazio, nativo di Solero in provincia di Alessandria, abate a Montecassino, morto nel 1123, commemorato il 18 luglio; ed infine san Bruno I vescovo di Colonia, detto “Il Grande” che viene ricordato l’11 ottobre. Nell c’è anche un beato Bruno Giovanni (Brunon Jan) Zembol, laico professo dell’Ordine dei Frati Minori, martire nel campo di prigionia di Dachau nel 1942, commemorato il 21 agosto.

Aldo Capitini, filosofo ed educatore in senso ampio, ha il merito di aver introdotto in Italia la riflessione sul pensiero e l’opera di Gandhi. In particolare ha saputo cogliere, nell’Italia del dopoguerra e della riscoperta di libertà e della partecipazione democratica, la valenza rivoluzionante della nonviolenza.
Il contributo di Capitini, troppo spesso dimenticato e trascurato dalla retorica ufficiale, è fondante per un rinnovato approccio alla politica. I ricordi e le testimonianze di chi ebbe l’avventura di partecipare al cenacolo capitiniano perugino, debbono essere valorizzati e divulgati: dai singoli, isolati “eretici” può infatti nascere un progetto politico di speranza e cambiamento, personale e colletivo.
La lezione di Capitini, per parafrasare le parole del Mahatma Gandhi, è stata quella di essere riuscito a incarnare il cambiamento che voleva per il mondo e per la società.
Questo è anche il “modesto” obiettivo politico dei Radicali.

Foto di Mariano Ferrentino (dove ogni tanto compaio anche io)

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