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Che strano nome, Mauriana. Che strano ed ingrato destino, il suo.
L’avevo appena conosciuta. Appena fatto un pezzo di strada assieme. Solo il tempo per capire che si trattava di una persona piena di vitalità solare, di voglia di vivere, di apertura agli altri ed al mondo…
Che strana la vita umana, con i suoi complicati e delicati intrecci, i suoi misteriosi fili che legano le nostre esistenze, e quale estrema fragilità la contraddistingue.
Quante volte guardiamo la luna, con leggerezza, ma se pensassimo che potrebbe essere l’ultima volta, la guarderemo con occhi diversi, più intensi, più profondi, diceva, più o meno, Paul Bowles nel suo “Il Tè nel deserto”.
Così è stato per me con Mauriana.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Una strana sensazione quella vissuta oggi. Come promesso mesi e mesi fa, ho finalmente accompagnato Adam K. a seguire una seduta a Montecitorio. Sono tornato quindi sul luogo del delitto, dall’angolo visuale dalla tribuna degli ospiti, al secondo piano, ingresso “25″.
Strana e straordinaria combinazione l’oratore che stava intervenendo occupava lo stesso identico scranno che fu mio nella breve trascorsa legislatura.
Il bassorilievo bronzeo del Calandra con l’apoteosi di Casa Savoia, il lungo fregio dipinto da Aristide Sartorio con l’Allegoria della Civiltà e della Storia Italiana, l’alta presidenza ed il comitato dei “9″, l’ottocentesco legno e la tecnologia del nuovo millenio che si incontrano nelle postazioni dei Deputati: nei banchi dell’estrema sinistra, in alto sotto il tabellone, quasi al completo, la delegazione radicale; nei banchi dell’estrema destra, invece, scopro che si è seduto Enrico, in barba al suo moderatismo monregalese.
Adam chiedeva curioso ed io rispondevo con la passione del Cicerone per un giorno tanto che, nel marasma che saliva dall’emiciclo, evidentemente ho alzato troppo la voce ed il mio gesticolare si era fatto troppo evidente. Sono stato richiamato recisamente dal commesso!
In fondo le uniche dettagliatissime regole rigidamente presidiate nel Parlamento italiano paiono essere proprio quelle applicate ai rari ospiti della tribuna. Così va il mondo. Quello visto dalla balconata con balaustra della Camera dei Deputati pare davvero un altro mondo. Anche a me.

Un lavoro difficile e delicato quello che hanno cominciato oggi gli amici tibetani riuniti, fino a sabato, a Dharamsala. La struttura democratica, con un Parlamento ed un Governo eletti dalla diaspora ma con il tentativo di rappresentare tutto il popolo tibetano, è indubbiamente fragile, anche se preziosa e feconda. Gli “stati generali” del Tibet, voluti dal Dalai Lama, sono un’ulteriore conferma della volontà dei tibetani di trovare i modi e le forme per attrezzarsi ad affrontare in modo nonviolento la situazione di “genocidio per diluizione” che stanno subendo dal regime di Pechino, nella sostanziale indifferenza delle cancellerie occidentali. Buon lavoro, dunque, ai tibetani! Sicuramente sarà utile anche a chi intende continuare ad essere concretamente vicino al Dalai Lama. Il “memorandum”, ad esempio, reso pubblico ieri dai mediatori tibetani sarà uno strumento indispensabile per alimentare il sostegno alle concrete richieste per la salvaguardia di un popolo, di una cultura, di un territorio. A fronte della delicata situazione in Tibet e dello scoramento interno ed esterno al Tibet per i mancati progressi sperati con le Olimpiadi, credo sia opportuno, per tutti coloro che vogliono davvero sostenere la causa tibetana, tenere sempre presente la scelta, ribadita ancora in questi giorni dal Dalai Lama, della nonviolenza come metodo e della “genuina autonomia”, compatibile persino con la lettera della costituzione cinese, come progetto. Ogni altra prospettiva appare realisticamente suicida.

Dichiarazione di Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani:

Nel leggere le parole pronunciate ieri a Cuneo, come riportate oggi dalle agenzie, dalla Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, richiesta in un dibattito pubblico di commentare la vicenda di Eluana Englaro, Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, ha così commentato:

“La Presidente Mercedes Bresso conferma, ancora una volta, il suo approccio laico alla politica ed al ruolo istituzionale che ricopre, ricordando semplicemente che le leggi sono da rispettare e le sentenze da applicare. Per tutti. In primo luogo per chi rappresenta le istituzioni democratiche. Soprattutto quando i casi sono difficili e delicati.

Occorre però precisare e ribadire che, senza informazione e senza reale controllo dei cittadini sull’attività parlamentare, mentre la legislatura precedente è stata completamente bloccata, questa legislatura è purtroppo solo in grado di produrre una normativa che, come già avvenuto con la fecondazione medicalmente assistita e la legge 40, negherebbe, nel regolamentarlo, lo stesso diritto alla scelta individuale con il testamento biologico e le disposizioni di fine vita.

Purtroppo se il centro-destra, con poche eccezioni, tende a presentarsi come la mano legislativa dell’Oltretevere, il centro-sinistra ed il partito democratico hanno, su questi temi in particolare, una indeterminatezza di linea politica ed una varietà di posizioni che però, immancabilmente, si traducono in ossequio ai diktat delle gerarchie della chiesa cattolica.

Mercedes Bresso è, e per fortuna continua ad essere, una bella eccezione, ma è appunto un’eccezione. Le istanze modernizzatrici, laiche, liberali, in una parola democratiche hanno bisogno di una forte ed organizzata presenza radicale per poter contare, altrimenti anche le dichiarazione della Presidente Bresso saranno soltanto mere testimonianze di un altro possibile.”

La chiave di lettura potrebbe essere che non conviene economicamente, prima ancora che non è sostenibile ambientalmente. Forse questo potrebbe far ragionare, senza pregiudizi ideologici. In questo nostro paese si ormai diffusa la convinzione popolare che a ragionare per schemi ideologici sono gli ambientalisti, cioè coloro i quali pongono al centro dell’attenzione politica la dimensione ambientale e la tutela del nostro “habitat” naturale. Si è cancellato in un lampo la memoria storica e persino la percezione attuale dei disastri ecologici, urbanistici e paesaggistici che una concezione sviluppista ha determinato e purtroppo determina al nostro territorio. Tutto cancellato. Tutto dimenticato. Tutti improvvisamente ciechi e sordi.
Ad esempio, e solo come fatto esemplare, il caso del tanto decantato ritorno al nucleare.
E’ ideologico ribadire che un problema prioritario rimane tuttora irrisolto: le scorie radioattive, che si producono con l’utilizzo dell’uranio arricchito, hanno un effetto dannoso che dura 30.000 anni! Nessun paese avanzato ha ancora risolto il problema della loro gestione, e in più questo piccolo particolare, se considerato fra i costi, rende non conveniente l’utilizzo della risorsa anche perché è un prezzo che dovrebbe considerato interno alla produzione, ma non si hanno nemmeno gli strumenti contabili per farlo.
A vent’anni dalla fuoruscita italiana dal nucleare non si sono ancora risolte le questioni legate allo smantellamento delle strutture delle quattro centrali dimesse nel 1987, ed il dilemma delle scorie è stato affrontato solo per non risolverlo.
Chissà fra 30.000 anni che penseranno delle nostre generazioni.

Foto di Mariano Ferrentino (dove ogni tanto compaio anche io)

2009.10.31b 013

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