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A trent’anni dalla pubblicazione, domani esce la riedizione del “Diario di una giurata popolare al processo delle brigate rosse” di Adelaide Aglietta.

La pubblicazione, per i tipi della Lindau Edizioni di Torino, comprende, oltre al diario vero e proprio delle convulse e tragiche giornate del primo processo alle BR scritto da Adelaide, la prefazione che scrisse allora Leonardo Sciascia e una nuova, molto pregnante premessa di Adriano Sofri.

Il volume è inoltre corredato da un inquadramento storico di Paolo Borgna, da un inserto fotografico e da alcune significative testimonianze, come quelle del Presidente del Tribunale Guido Barbaro e dell’avvocato Gianpaolo Zancan.

Il recupero di questa preziosa memoria con la ristampa, la distribuzione nelle librerie e – nelle prossime settimane – la diffusione nelle biblioteche civiche ed universitarie piemontesi è stata possibile grazie al lavoro dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, alla disponibilità dell’editore Ezio Quarantelli ed all’intervento dell’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Gianni Oliva.

www.lindau.it
“ADELAIDE AGLIETTA: UN ESEMPIO ATTUALE”

Rileggendo questo diario dei giorni tragici del primo processo alle Brigate Rosse sembra di entrare in una storia terribile ma antica, che ormai non ci appartiene più. Si descrive una Torino, un’Italia, che paiono lontane, sfumate nel tempo, nel ricordo, persino nell’immagine. Una fotografia in bianco e nero. Eppure sono passati appena 30 anni. Era il 1978. Molto è cambiato, anche se qualcosa di rilevante è rimasto purtroppo intatto e apparentemente inossidabile nel tempo.

È scomparsa – e per chi oggi ha meno di 35/40 anni in fondo non è mai esistita – la città dei posti di blocco a tutti gli incroci, della tangibile paura, del terrorismo che uccideva o gambizzava, con precisione e con cecità, esponenti della politica, giornalisti, avvocati, poliziotti, professionisti, cittadini. È finito il tempo della lettura dei comunicati dei terroristi sui giornali, in televisione e durante i processi; quando uccidere, utilizzare la violenza, dava in automatico il diritto di comunicare, di parlare al Paese a reti unificate, di vedere pubblicati integralmente da tutti i quotidiani proclami e dispacci.

Molto simile ad allora, tuttavia, è il riflesso di gran parte della politica e del giornalismo. Il mondo dell’informazione continua, senza particolare imbarazzo e senza ripensamenti, a dare voce a chi utilizza metodi violenti per affermare le proprie idee o la propria ideologia, riducendo al perenne silenzio, o a flebili e poco comprensibili parole, chi prefigura un metodo diverso, nonviolento, di dialogo intransigente, rispettoso della legge, di amore per la democrazia. E nel mondo politico tutto sembra sempre giocarsi in equilibri di potere e di spartizione tra schieramenti, tra partiti, tra correnti, che poco hanno a che vedere con i progetti, le idee, le proposte, l’innovazione, le riforme. Oggi come ieri la politica politicante, quella ufficiale, chiede ai cittadini di rispettare la legge e di assumersi responsabilità, mentre continuano senza sosta violazioni patenti della Costituzione e delle norme da parte delle stesse Istituzioni.

Ancora oggi dà un certo senso di nausea la richiesta pressante rivolta ad Adelaide, da parte del Palazzo, di accettare l’incarico di giurata popolare: una richiesta, paradossale, di compiere ciò che ciascuno dei richiedenti sarebbe stato esentato dal fare in quanto parlamentare. Adelaide, con la paura e il coraggio che emergono dalle pagine di questo diario, accettò; in fondo anche contro il perbenismo e l’ipocrisia di molti.

Come trent’anni fa, i Radicali continuano a denunciare, a proporre un’alternativa a questo regime, a sostenere la fiaccola del diritto e dei diritti, ad alzare le bandiere della laicità e della responsabilità personale, a lottare per l’einaudiano motto del “conoscere per deliberare”.

È da tutte queste riflessioni che nel 2000 abbiamo deciso la costituzione di una associazione radicale intitolata ad Adelaide Aglietta. Per dare una possibilità in più alla memoria, per non dimenticarne il comportamento esemplare, per consentire ai tanti che oggi non sanno neppure chi era Adelaide di conoscerla un po’, per dare continuità a una storia, per proseguire – con umiltà ma senza false modestie – ad affermare che non c’è pace senza giustizia e senza democrazia, neanche in Italia, neanche in Europa.

Adelaide è per noi il simbolo e l’esempio attuale di molto. È stata la prima donna a ricoprire in Italia l’incarico di segretario di partito, rappresenta appieno le battaglie sull’emancipazione della donna nel nostro Paese, è stata un esponente politico che ha messo al centro della propria azione quattro aspetti che raramente sono di vera priorità, se non in vuote o interessate parole di alcuni: la giustizia, i diritti dei più deboli, la laicità dello Stato, l’ambiente.

Questa riedizione – della quale ringraziamo le Edizioni Lindau, la Regione Piemonte e l’assessore alla cultura, Gianni Oliva – non è nient’altro che l’ulteriore tentativo di proseguire un cammino che dura da oltre 50 anni e che, purtroppo, a oggi è irriconoscibile ai più. È un tributo a coloro i quali, dalla lettura di queste pagine, appaiono come eroi, avendo “semplicemente” deciso di far seguire alla propria infinita indignazione il coraggio di scegliere azioni conseguenti e, consapevoli dei rischi, assunzioni tangibili di responsabilità. È il caso di chi ha consentito, insieme ad Adelaide, di far svolgere e portare a conclusione – malgrado tutto, malgrado persino il rapimento, il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e il massacro della sua scorta – il processo di Torino, creando concretamente una svolta capace di iniziare a far prevalere la giustizia sulla violenza del terrorismo.

Questa storia è la nostra storia. Non dimentichiamola; non dimentichiamo Adelaide.

Igor Boni (segretario Ass. Radicale Adelaide Aglietta)
Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani)

Dichiarazione di Bruno Mellano, presidente di Radicali Italiani:

Grandi felicitazioni e giubilo tanto a sinistra che a destra per le prime decisioni di Obama su Guantanamo, significative disponibilità – nel quadro europeo – per il superamento del regime speciale voluto dal nuovo Presidente USA, ma poca coerenza a casa propria, sia a sinistra che a destra, negli atti concreti che si possono e devono fare qui in Italia. Il Parlamento italiano infatti deve ancora approvare, con oltre 20 anni di ritardo, l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico del reato di tortura, come richiesto dalla convenzione Onu del 1984, ratificata con legge nel 1988. Il nostro paese ha evidenti problemi nel tradurre in norme cogenti le dichiarazioni di principio solennemente sottoscritte, ed a volte persino promosse, dall’Italia stessa. Ad esempio per il Tribunale Penale Internazionale. Splendida e memorabile campagna di “Non c’è pace senza giustizia” e del Partito Radicale Nonviolento ma che l’Italia non ha ancora appieno fatto sua, adeguando la propria legislazione agli impegni presi con la sottoscrizione dello Statuto di Roma. Mentre i deputati radicali hanno presentato una proposta di legge per l’adeguamento legislativo per rendere operativo anche in Italia il Tribunale Penale Internazionale, i senatori radicali hanno predisposto un emendamento al DDL 773 “Sicurezza” in esame a Palazzo Madama, che introduce testualmente la definizione Onu del reato di tortura. Quest’ultima iniziativa si tratta di un’offerta, un vero e proprio “regalo” a questa maggioranza: quell’emendamento, infatti, può rappresentare lo strumento per rendere meno impresentabile tutto il provvedimento governativo sulla “sicurezza”, attuerebbe finalmente un principio sacrosanto sancito e sottoscritto a livello internazionale e farebbe fare un passo nella direzione giusta alla legislazione italiana, pur alla presenza di tanti segnali negativi e allarmanti. Entro il mese di gennaio, presumibilmente, il Senato sarà chiamato a votare il provvedimento “Sicurezza”: auspico che, accanto ai senatori radicali Poretti, Perduca, Bonino ed al quelli di centro-sinistra già co-firmatari della proposta, si possa a breve registrare qualche significativa firma di esponenti del Partito delle Libertà. 

I ministeri dei Beni Culturali e dell’Ambiente hanno reso noto di aver finalmente dato il via libera al progetto di «decommissioning» della centrale nucleare «Fermi» di Trino Vercellese.

Si tratta della prima centrale nucleare ad essere entrata in funzione in Europa, nel lontano 1964, ed ora sarà la prima, ad appena 20 anni dalla chiusura, ad essere smantellata in Italia.

L’impianto è, infatti, inattivo sin dal 1987, dopo il referendum dei radicali e degli ambientalisti, che ha sancito la decisione popolare di abbandonare la scelta nucleare in Italia e che si svolse a seguito dell’esplosione di Chernobyl.

Sarà la Sogin a provvedere allo smantellamento dell’impianto, che si prevede possa essere completato entro il 2013.

Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, ha dichiarato:

“Forse la notizia dello smantellamento di Trino, ad oltre 20 anni dalla decisone, può portare qualcuno ad una proficua riflessione.

Nel 1987 il referendum sancì la fuoruscita italiana dal nucleare e da allora non si sono ancora risolte le questioni legate allo smantellamento delle strutture delle quattro centrali italiane (Caorso, Trino Vercellese, Latina, Garigliano) e tanto meno si è affrontata la questione delle scorie radioattive derivanti dall’utilizzo dell’uranio.

L’attuale Governo italiano parla esplicitamente di tornare ad una tecnologia, la cosiddetta “terza generazione” del nucleare, che – è il caso di ribadirlo – rappresenterebbe una scelta onerosa, economicamente ed ecologicamente, e non risolutiva dal punto di vista dell’efficacia di strategia energetica.

I tempi ed i problemi del «decommissioning» di una centrale sono aspetti che devono essere considerati essendo un costo interno alla produzione energetica da uranio e che contribuiscono a rendere non economica l’energia prodotta. Senza contare che ancora oggi, nessun paese avanzato ha ancora risolto il problema delle scorie, con il loro effetto radioattivo di circa 30.000 anni.

Persino in Francia cominciano a nascere discussioni e riflessioni (ma anche preoccupazioni per i ripetuti incidenti) in considerazione del fatto che molti dei 60 impianti d’oltralpe sono al termine naturale del loro ciclo di attività e di gestione in sicurezza: neanche l’efficiente stato francese sa bene come uscirne, essendo altissimi i costi di smantellamento.”

Oggi lunedì 19 gennaio si celebra il Martin Luther King Day, con varie iniziative nel mondo e negli Stai Uniti in particolare.

Il Comitato inaugurale del presidente Barack Obama ha invitato i cittadini americani a dedicare un giorno di servizio alla propria comunità in occasione della giornata. Gli stessi Barack e Michelle Obama hanno annunciato che svolgeranno in prima persona attività di volontariato a Washington, sotto lo slogan “Rinnoviamo l’America insieme”. Nel messaggio, inviato via email, a un indirizzario di 13 milioni di persone dal Comitato Obama, si legge: “Qualsiasi attività di servizio organizzerai o a cui prenderai parte – pulire un parco, donare il sangue, fare volontariato per i senza tetto, o assistere un minore a rischio, – può aiutare a iniziare questo importante viaggio; è qualcosa di più di un singolo giorno di volontariato, è l’inizio di un impegno continuativo per la nostra comunità”.

Il Partito Radicale Nonviolento e Cittadinanza attiva hanno rilanciato l’appello in Italia e chiesto a tutti, sulla scorta di questo esempio americano, di esercitare in concreto la propria cittadinanza e di assumere un impegno continuo e costante ad adoperarsi per le proprie comunità e per il proprio paese. Molte le adesioni giunte sui siti www.radicalparty.org e www.cittadinanzattiva.it, tra queste la segretaria generale di Cittadinanzattiva, Teresa Petrangolini, il presidente del Laboratorio per la sussidiarietà, Gregorio Arena, il presidente della Fondazione per la cittadinanza attiva, Giovanni Moro, il conduttore della trasmissione di Radio Rai “Il ruggito del coniglio”, Antonello Dose, ed i parlamentari Ignazio Marino (Senato, Gruppo Pd), Rita Bernardini (Camera, Gruppo Pd – Radicali), Giovanni Bachelet (Camera, Gruppo Pd), Manuela Granaiola (Senato, Gruppo Pd), Annagrazia Calabria (Camera, Gruppo Pdl) e Marco Pannella (Parlamento europeo, gruppo Alde).

Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, che oggi sarà a Torino per partecipare al convegno “We all have a dream”, organizzato, nel centenario della nascita del leader nero assassinato nel 1968, dall’Associazione Comuni, Provincie e Regioni per il Tibet presso il Consiglio Regionale del Piemonte, ha aderito alla mobilitazione italiana del Partito Radicale Nonviolento e, in sintonia con l’iniziativa americana, ha annunciato che andrà a donare il sangue.

Mellano ha dichiarato:
“Ho letto sulle agenzie che l’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, pur senza allarmismi, sabato ha invitato i cittadini piemontesi alla donazione del sangue, registrando che, nelle prime settimane del 2009, è diminuito il numero di cittadini che hanno donato il proprio sangue, con un conseguente calo delle scorte trasfusionali nelle strutture ospedaliere. Per questo motivo scelgo di unire la mia partecipazione al convegno, opportunamente organizzato in Consiglio regionale, con l’adesione alla mobilitazione per sottolineare, nell’anniversario di Martin Luther King, l’insediamento della Presidenza Obama.”

Ieri, giovedì 15 gennaio, il Consiglio comunale di Prato ha approvato, all’unanimità, la delibera intitolata “TRASPARENZA E ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI – INDIRIZZI ALLA GIUNTA ED ALLA STRUTTURA GESTIONALE – ADOZIONE”.


Si tratta del recepimento, con atto amministrativo impegnativo, della proposta di anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, la campagna nazionale lanciata da Radicali Italiani, e, a livello territoriale, avanzata e sostenuta dall’Associazione radicale Liber@MentePrato, con il prezioso apporto della Lista Civica “Taiti per Prato”.

 

Il sindaco di Prato, Marco Romagnoli, ha oggi dichiarato:

«Bene, Prato può fare da battistrada. Il principio della trasparenza, che è stato riaffermato con l’atto votato dal Consiglio comunale, dovrebbe ispirare ogni istituzione, ad ogni livello, poiché più si sale nella scala istituzionale e più è difficile conoscere i protagonisti della vita pubblica, anche per una bizzarria del sistema elettorale che ormai prevede le preferenze solo per i livelli locali. Più si sale e più ci sarebbe bisogno di conoscere i propri rappresentanti ed invece avviene il contrario. Spero che questa iniziativa di Prato si estenda ad altre amministrazioni ed istituzioni”

 

Il Presidente di Radicali Italiani, Bruno Mellano, ha dichiarato:

Un sincero ringraziamento a Massimo Taiti, capogruppo della Lista Civica “Taiti per Prato”, al sindaco Marco Romagnoli, all’Amministrazione, al Consiglio comunale, ed a Vittorio Giugni, segretario associazione radicale Liber@MentePrato.

Ha ragione il Sindaco, Prato può e deve diventare comune “battistrada” per gli altri enti locali italiani che stanno ancora valutando la proposta di delibera che Radicali Italiani ha predisposto ed offerto all’approvazione delle varie amministrazioni, di centro-sinistra o di centro-destra che siano.

Con la significativa decisione del Comune di Prato, possiamo ora attenderci, già nelle prossime settimane, altre buone ed importanti notizie dalla Toscana. I compagni radicali di Livorno, infatti, hanno depositato il testo con proposta di iniziativa popolare, i compagni di Pisa e di Siena stanno raccogliendo le firme per attivare lo stesso strumento statutario, il Consiglio comunale di Firenze, a dicembre, ha approvato un ordine del giorno di invito alla Giunta a predisporre un progetto di anagrafe degli eletti.

Dunque Prato può davvero essere un efficace battistrada, per la Toscana, ma anche per le grandi città italiane, ancora in attesa di assumere decisioni vincolanti sulla campagna radicale del “Conoscere per Deliberare”.

In occasione del ‘Martin Luther King Day’ – a ottanta anni dalla nascita del leader assassinato negli USA nel 1968 – lunedì 19 gennaio alle ore 10.45 a Palazzo Lascaris (Via Alfieri 15 – Torino) si svolge la manifestazione “WE ALL HAVE A DREAM”, promossa dall’Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet.

Dopo la proiezione dello storico discorso “I have a dream” pronunciato da Martin Luther King nel 1963, sono previsti interventi dei rappresentanti di associazioni, organizzazioni e comunità religiose sul tema dei diritti civili e politici, ancora oggi non rispettati in molte parti del mondo, come il Tibet appunto e il Medio Oriente.

A commento del messaggio di nonviolenza, pace e uguaglianza lanciato da M. L. King intervengono: i consiglieri regionali Mariacristina Spinosa e Giampiero Leo – coordinatori dell’Associazione, Bruno Mellano – presidente Radicali Italiani, Javier Gonzalez – Amnesty International Sez. Piemonte/Valle d’Aosta, Claudio Torrero - presidente Associazione Interdependence, Luciano Michelozzi - consigliere nazionale Associazione Italia Tibet, Nanni Salio - presidente Centro Studi Sereno Regis, Giuseppe Platone - pastore della Chiesa Valdese di Torino, Lobsang Sanghye – Centro Studi Maitri Buddha di Torino, Patrizia Khadija Dal Monte – vicedirettore di ‘Islam online’, Tullio Levi - presidente Comunità ebraica di Torino, padre Gheorghe Vasilescu – Chiesa Ortodossa Rumena, don Aldo Bertinetti – Diocesi di Torino, Diego Meli – rappresentante organizzazioni sindacali della scuola, Issa Diop – studentessa.

Info: Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet,

c/o Consiglio regionale del Piemonte, via Alfieri 15 – 10121 Torino, tel. 011/5757822

asso.tibet@consiglioregionale.piemonte.it

Come previsto dai Radicali, Gazprom ha chiuso i rubinetti. Le forniture all’Europa scendono drasticamente. Da oggi in Italia giungerà una minima parte del gas previsto in arrivo dalla Russia. Inizia un periodo di emergenza energetica.

Roma, 6 gennaio 2009

• Dichiarazione di Bruno Mellano (Presidente di Radicali Italiani) e Igor Boni (Segretario dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta):

“Ci siamo. Lo ribadiamo da anni e lo abbiamo scritto chiaramente da prima di Natale: il 2009 comincia per l’Europa e per l’Italia con lo spettro dell’emergenza energetica dovuta alla carenza di gas proveniente dalla Russia. In questa situazione, mentre ci sono riunioni indette ai massimi livelli europei e mentre a Milano i vertici di Eni ed Enel si interrogano sul da farsi, risultano oltremodo ridicole le dichiarazioni di rassicurazione che giungono da Scajola e da Scaroni. L’Austria in mattinata ha annunciato forniture di gas pari a 1/10 del totale finora ricevuto. Una situazione analoga è presumibile sia quella dell’Italia. Invece di dire che va tutto bene sarebbe ora, da subito, di emettere provvedimenti a valenza immediata che portino a sostanziali risparmi come la riduzione dei riscaldamenti nelle case e negli uffici (magari semplicemente facendo in modo di rispettare i limiti di legge, costantemente violati nella maggior parte delle abitazioni). E a medio termine invertire la rotta di una politica energetica suicida che ci ha legato mani e piedi a Gazprom che, da anni, ha le funzioni di attuare per conto del governo russo un ricatto energetico di stampo espansionista e imperialista nei confronti degli stati confinanti e dell’intera Europa. E’ ora di aprire gli occhi.”.

Foto di Mariano Ferrentino (dove ogni tanto compaio anche io)

2009.10.31b 013

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