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“USEREMO L’ESERCITO NELLE ZONE CHE SARANNO SCELTE PER LA COSTRUZIONE DELLE CENTRALI NUCLEARI” ha dichiarato questa mattina il Presidente del Consiglio italiano, parlando all’Assemblea di Confesercenti a Roma.

Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, ha dichiarato:

“Berlusconi ha, in questo caso, banalmente detto la verità. Ha, semplicemente, esplicitato quanto già sta scritto nelle norme approvate dal Parlamento con il disegno di legge “Sviluppo”, che prevede la delega al Governo sul nucleare.

Berlusconi intende, per una volta, rispettare la legge, la sua legge, votata da questo Parlamento di parlamentari da lui nominati. Nel momento in cui si è scelto che le centrali nucleari siano, come le discariche, gli inceneritori, i siti di smaltimento delle aree di interesse strategico nazionale, essenziali per la sicurezza del Paese, il percorso è chiaro e definito: la militarizzazione del territorio diventa inevitabile e l’espulsione dal processo decisionale dei livelli amministrativi intermedi necessaria.

Prevedere che ci sarà battaglia è troppo facile: ci sarà sul terreno, nella società e fra le istituzioni dello Stato. I preannunci del Presidente del Consiglio sono dunque veritieri anche se rappresentano solo i primi segnali di una burrasca che arriva, che già si vede in lontananza.

Anche per questo garantire una presenza al Parlamento europeo di eletti radicali, che da sempre – laicamente, scientificamente – sono contrari al nucleare, è una misura minima di precauzione e una garanzia certa di utilizzo della postazione nell’europarlamento per incidere sulle dinamiche tutte interne della partitocrazia italiana. Anche in questo delicatissimo campo.”

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte ha sospeso, con ordinanza depositata il 22 maggio 2009 scorso, la realizzazione di un deposito nucleare a Bosco Marengo in provincia di Alessandria. Il deposito era stato pensato dalla SOGIN (l’azienda creata nel 1999 per gestire e curare lo smantellamento degli impianti nucleari italiani) per contenere i rifiuti radioattivi derivanti dal “decommissioning” dell’impianto ex-ENEA FN-Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo. L’impianto alessandrino ha operato dal 1973 al 1995 fabbricando combustibili per le centrali nucleari italiane (ricariche della centrale di Garigliano, prima carica e ricariche per Caorso, ricariche per Trino) e anche per reattori esteri. I materiali nucleari lavorati sono stati l’uranio depleto, l’uranio naturale e l’uranio arricchito fino al 5%.
Alla fine del 1995 l’ENEA, azionista pressoché esclusivo della FN, ha deciso di non proseguire ulteriormente le attività di fabbricazione di combustibili nucleari e di procedere alla disattivazione dell’impianto. Sin dal 1996 è stato presentato un piano di disattivazione, ma a seguito di rilievi mossi da varie amministrazioni, il piano è stato revisionato. La nuova edizione del piano è stata presentata alle amministrazioni alla fine del 2002. Nel frattempo si è provveduto ad alienare, trasferendolo all’estero, parte del materiale nucleare detenuto e a risistemare i rifiuti radioattivi già prodotti.

Ora, a seguito di opportuni e preziosi ricorsi di associazioni ambientaliste che hanno eccepito la sensatezza e soprattutto la legalità di una previsione che vedrebbe la SOGIN disseminare depositi nucleari in ciascuno dei siti esistenti: una legge dello Stato, la 368/2003, impone invece che, per i rifiuti radioattivi già esistenti, si debba realizzare un deposito unico e centralizzato, in un luogo scelto con tutte le possibili attenzioni al fine di rendere minime le conseguenze di un eventuale rilascio di radioattività e l’impatto sul territorio.

I Radicali sono stati promotori, prima da soli e poi con gli ambientalisti, dei referendum contro l’insensata ed autarchica politica nucleare italiana. Negli anni ’80 abbiamo raccolto firme e fatto campagne informative, ben prima dell’incidente di Chernobyl: laicamente abbiamo detto che in cambio di un serio ed effettivo piano energetico nazionale (che ad oggi ancora non abbiamo) avremmo anche potuto accettare una o due centrali, la nostra analisi è che il nucleare, prima che dannoso per l’ambiente, pericoloso dal punto di vista geopolitico,  inadeguato a risolvere le esigenze energetiche nazionali, privo di soluzioni praticabili per le scorie radioattive, è innanzitutto una risposta economicamente non conveniente. La decennale vicenda dello smantellamento degli impianti e della gestione delle scorie ne è la prova più lampante.

In ogni caso la SOGIN e il Governo Berlusconi sono caldamente invitati a rispettare almeno le leggi vigenti, in modo da evitare di perpetuare scelte irresponsabili fatte quarant’anni fa quando gli impianti nucleari furono autorizzati senza organizzare tutte le fasi del processo, compresa la chiusura e lo smantellamento degli stessi.

Il premier Berlusconi ha dichiarato pubblicamente che nella vicenda delle trattative per il controllo di Opel “c’è l’assoluta imparzialità del governo tedesco”. Noi non ne siamo così sicuri e non è così sicuro neppure il maggiore quotidiano italiano, che oggi pone in primo piano, per la prima volta, le forti pressioni esercitate sui politici tedeschi da Mosca attraverso un cavallo di Troia eccezionale, l’ex premier tedesco Gerhard Schroder: l’attuale ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier è stato suo capo di gabinetto, il premier del land Renania-Palatinato, Kurt Beck, gli è stato vicino come capo della Spd. Tutti e due si sono espressi già settimane fa a favore della cessione di Opel a Magna, dietro la quale c’è, con la quota considerevole del 30%, Sberbank, primo istituto di credito della Federazione russa, strettamente controllato dal Cremlino. Ricordiamo che il lavoro di lobby filorussa di Schroder era già stato evidenziato dall’autorevole settimanale tedesco “Der Spiegel”. A meno che Berlusconi abbia avuto informazioni riservate dal suo amico Vladimir Putin …

La politica italiana dovrebbe approfittare della vicenda FIAT/OPEL per rivedere la scelta strategica di legame privilegiato con la Russia, visto che i sempre più crescenti rapporti d’affari fra Italia e Russia (vedi contratti ENI, ENEL verso Gazprom) non ci consentono nemmeno di esigere la libera competizione delle nostre imprese con concorrenti sponsorizzati, tanto indirettamente quanto solidamente, da Mosca.

L’influente settimanale tedesco “Der Spiegel” punta il dito sulle retrovie della cordata capeggiata dal produttore di componenti per auto austro-canadese Magna, in concorrenza con la FIAT per il controllo della Opel: un ruolo di tutto rilievo è svolto dalla russa Sberbank, che acquisterebbe il 35% di Opel; Sberbank è controllata a filo doppio dal Cremlino. “Der Spiegel” scrive anche di pressioni esercitate dall’ex-cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroder (attuale presidente della società per il gasdotto russo-tedesco “North Stream”, nominato da Putin) su politici tedeschi, in favore di Magna.

C’è il rischio fondato di una penetrazione sempre più forte di capitali russi in Germania, con la creazione di un blocco russo-tedesco (tra l’altro già evidenziato dalla rivista di geopolitica “Limes”), con strategie politiche-economiche del tutto diverse, se non opposte, a quelle dell’Unione Europea nel suo complesso.

… E proprio oggi il presidente Medvedev ha riaperto con l’Europa la partita del gas, minacciando nuove chiusure di rifornimenti…

Qualche politico italiano, qualche candidato al Parlamento Europeo vorrà dedicare a queste questioni un poco di attenzione? E qualche giornale italiano, qualche inviato, seguirà la strada aperta da “Der Spiegel”, facendo luce su quali sono realmente le forze in campo per il controllo di Opel? La tanto sbandierata libertà di impresa e di concorrenza è tale solo se tutti gli attori della partita, compresi i burattinai, sono sotto i riflettori dell’opinione pubblica europea.

Al di là di alcuni pezzi nelle pagine economiche, i media hanno completamente ignorato quanto è successo lo scorso fine settimana a Soci, sul Mar Nero: il rilancio del gasdotto South Stream con un nuovo accordo fra Eni e Gazprom (benedetto da Putin e Berlusconi), che non solo conferma il progetto ma addirittura ne prevede un ampliamento con la capacità di trasporto che sale da 31 a 47 miliardi di metri cubi di gas all’anno (ma Putin punta ai 63 miliardi di metri cubi).

Il gasdotto South Stream è alternativo ai progetti Nabucco e Itgi, caldeggiati dall’Unione Europea, che intendono tagliare fuori la Russia per approvvigionarsi direttamente in Asia Centrale.

E’ del tutto evidente che gli eurodeputati PDL che saranno eletti a giugno si troveranno davanti a un grave conflitto di interessi: privilegiare la causa dell’ Unione, che vuole diminuire la dipendenza energetica dalla Russia, o privilegiare la causa della coppia ormai indissolubile Berlusconi/Putin? La stragrande maggioranza ha già scelto la seconda ipotesi, magari senza nemmeno accorgersi di cosa è successo.

Non basta: sempre nel corso del summit italo-russo, è stato siglato un secondo importante accordo. A un prezzo totale di 1,5 miliardi di dollari, Eni ed Enel hanno ceduto a Gazprom il 51% della joint venture Serverenergia, dove erano confluiti gli asset della Yukos, l’impresa dell’ex oligarca russo Khodorkovskij, in carcere in Siberia perché si era permesso di finanziare i partiti di opposizione.. Traduzione: Eni ed Enel hanno fatto il lavoro sporco per Gazprom, partecipando nel 2007 all’asta con cui è stato spartito l’impero Yukos e acquistando le imprese per conto di Gazprom (evitando cause legali da parte degli avvocati di Khodorkovskij); due anni dopo, Gazprom acquista la maggioranza e Eni e Enel intascano un congruo corrispettivo.

Per amor di verità, ricordiamo che nel 2007 tutto avvenne con l’acquiescenza del governo Prodi; gli unici a sollevare obiezioni furono i parlamentari radicali, in particolare Daniele Capezzone (proprio lui!).

In questi anni i due eurodeputati della Lista Bonino hanno denunciato “senza se e senza ma” la deriva putiniana della politica estera (in particolare energetica) dell’Italia; chi altri saprà garantire all’interno del Parlamento Europeo una costante e puntuale opera di denuncia di quello che si andrà configurando sempre di più come un pesante condizionamento delle politiche energetiche dell’Unione? Non certo gli eurodeputati del PD, pronti a rinfacciare a Berlusconi le amicizie moscovite quando fa comodo loro ma assolutamente non attrezzati nè determinati ad un’opposizione costante e duratura nel tempo.

Gedhun Choekyi Nyima, 11° Panchen Lama, riconosciuto dal Dalai Lama nel 1995, quand’era bambino, è il più giovane prigioniero di coscienza del mondo e di tutti i tempi, infatti è stato arrestato il 17 maggio 1995 all’età di soli 6 anni ma nessuna notizia certa sulla sua salute e sul destino suo e della sua famiglia è trapelata negli ultimi anni.

Il 20 aprile scorso, nel giorno del ventesimo compleanno del Panchen Lama, un importante giornale italiano riportava la notizia, non confermata da fonti ufficiali cinesi e neanche da parte tibetana, della sua morte, dopo 14 anni di sequestro.

Bruno Mellano, candidato alle elezioni europee e Presidente di Radicali Italiani, e Rosanna Degiovanni, della Giunta di Segreteria dell’As. Adelaide Aglietta e candidata alle comunali di Fossano nella “Lista per Balocco”, hanno dichiarato:

“Recentemente a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo, abbiamo personalmente promesso a Dolma Gyari, vice Presidente del Parlamento tibetano in esilio, di occuparci del destino del giovane Panchen Lama e lo facciamo anche dedicando e chiedendo attenzione domani, nell’anniversario del sequestro da parte del regime cinese.

Lo facciamo non a caso durante questa campagna elettorale per l’elezioni europee perché occuparsi di Tibet e di tibetani è il modo più forte ed efficace per occuparsi della Cina. A Fossano come a Torino, a Roma come a Bruxelles, abbiamo urgente bisogno di una Cina diversa, democratica e che si apra al confronto con le 55 minoranze interno, alla correttezza dei rapporti internazionali, al rispetto delle regole del mercato e del mondo del lavoro. E’ urgente per il Dalai Lama e per tutti i tibetani, ma lo è drammaticamente anche per noi, per le nostre imprese, per la sicurezza nostra, dal punto di vista geopolitica, dal punto di vista alimentare, dal punto di vista sanitario.

Auspichiamo che l’opinione pubblica italiana possa essere maggiormente consapevole e premiare quei partiti e quei candidati che non promettono favori, ma lotta ed iniziativa politica, come la lista Bonino-Pannella, nel solco di trent’anni di presenza al Parlamento Europeo.”

Dopo il via libera del Senato al piano nucleare, è partito il “toto-siti”; anche Novara è fra i papabili.

Nathalie Pisano (Comitato Nazionale Radicali Italiani) e Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani), entrambi candidati alle Elezioni Europee per la Lista Bonino -Pannella/Circoscrizione Nord-Ovest, hanno dichiarato:

“Il no dei Radicali al ritorno del nucleare è categorico, ma è un “NO” ragionevole e ragionato, non ideologico. Mentre Berlusconi e Scajola guardano al nucleare, gli altri Paesi stanno promuovendo programmi energetici che guardano alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico. Ancora una volta il Governo dimostra di guardare al passato e non al futuro.

La Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha dichiarato subito, con nettezza e chiarezza, la sua contrarietà all’installazione di una centrale nucleare in Piemonte. Il sindaco di Novara, Massimo Giordano, ha dichiarato subito di “voler vedere le carte”, quanto offre il ministro Scajola, facendo intendere che, a determinate condizioni, potrebbe anche essere d’ accordo.

Chi alle prossime elezioni si appresta a votare Lega lo tenga ben presente.

Nell’attesa di conoscere i siti delle future centrali nucleari, saremmo lieti se il governo riuscisse ad individuare finalmente il sito nazionale per la gestione delle scorie che abbiamo ereditato dal nucleare italiano del ‘900. Gli abitanti di Trino Vercellese e Saluggia tirerebbero, finalmente, un sospiro di sollievo.”

L’Ufficio Centrale Circoscrizionale di Milano ha, ieri, provveduto ad un nuovo sorteggio dell’ordine progressivo delle liste di candidati per le elezioni del Parlamento europeo del 6 e 7 giugno prossimi. Per un errore burocratico nel sorteggio del 4 maggio scorso (era stata considerata anche la lista espressione dell’autonomia della Regione della Valle d’Aosta, che è invece inglobata nella lista nazionale con cui è apparentata), pur in presenza dello stesso numero di simboli, si è dovuto ripetere il sorteggio che modifica il precedente ordine: la lista Bonino-Pannella dal numero 10 diventa numero 1, sulla scheda elettorale e sui tabelloni delle affissioni. 

Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, candidato fra i capolista della Lista Bonino-Pannella nella Circoscrizione Nord Occidentale (Piemonte, Lombardia, Liguria, Valle d’Aosta), ha commentato: 

“Anche questo è il regime partitocratrico italiano! Anche questa è la peste italiana che denunciamo! A soli venti giorni dalle elezioni europee solo i grandi partiti e i candidati dell’apparato partitocratrico, che prevedono di spendere centinaia di migliaia di euro in sole affissioni sull’ampio territorio della circoscrizione, possono ignorare la gravità di questa apparentemente trascurabile decisione burocratica. I partiti militanti, come il nostro, i candidati militanti autofinanziati come quelli radicali, pagano letteralmente l’incertezza democratica che travolge qualsiasi regola e qualsiasi norma. Persino le più banali. I tabelloni elettorali, infatti, sono stati predisposti dai comuni (3061 in questa circoscrizione!), con le relative assegnazioni degli spazi, dieci giorni fa, e già è iniziata la produzione e l’affissione del materiale elettorale, (manifesti, volantini, “santini”) … con le indicazioni sbagliate! 

Ora cambiano i numeri: come si farà a far rispettare le assegnazioni? In alcuni casi i manifesti sono già stati affissi, in tanti ci sarà l’attacchino disinformato o il comune che non provvederà tempestivamente alla modifica delle segnalazioni o segnalazioni sovrapposte e contraddittorie. Chiunque abbia vissuto l’esperienza di partecipazione democratica militante sa che già a regole fisse e certe si può assistere a tutta una serie di inosservanze e fenomeni strani, senza considerare l’affissione selvaggia e penalmente perseguibile. Alcuni amici e compagni, come Mario Staderini, hanno lanciato a livello nazionale l’iniziativa, fatta propria dalla lista Bonino-Pannella, di denuncia di massa delle violazioni nelle affissioni, fuori dai tassativi spazi predefiniti e negli spazi previsti con affissioni irregolari, con la creazione di un dossier di fotografie. Per ogni elezione, infatti, i comuni spendono circa 100 milioni di euro per rimuovere i manifesti affissi abusivamente. In alcuni casi fanno anche le multe. A Roma nel 2008, ad esempio, ne sono state elevate 5.472, che al costo di 400 euro l’una, in totale arrivavano a 2 milioni e 188 mila euro. Ma il Parlamento, con il decreto Milleproroghe dello scorso marzo, grazie a un emendamento proposto insieme dal Pdl e del Pd, ha approvato un condono per le multe inflitte a partiti e candidati dal 2005 ad oggi. 

Nei comuni della circoscrizione nord occidentale vi è una tradizione di rispetto e di intervento dei funzionari comunali, ma a questo punto è facile prevedere che accanto agli “impuniti”, ai furbi, ai delinquenti (l’affissione selvaggia è reato!) si uniranno involontari affissori irregolari e comuni distratti. Così gli spazi minimi garantiti a tutte le liste e ai candidati si riducono ulteriormente: la finzione democratica svela il regime partitocratrico esistente.”

Dichiarazione di Bruno Mellano  (presidente di Radicali Italiani, candidato alle elezioni europee per la Lista Bonino/Pannella) e Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta, candidato alle elezioni provinciali di Torino nelle liste del PD):

“Ieri, grazie al Coordinamento Torino Pride, siamo stati aggiornati sull’iter del disegno di legge regionale “antidiscriminazioni” (DDL n. 303, presentato dalla giunta regionale il 20 giugno 2006). Si tratta di una materia che riguarda non solamente le discriminazioni basate sugli orientamenti sessuali ma anche su religione, handicap, età, razza, origine etnica. Dopo tre anni di tira e molla in commissione, per veti incrociati all’interno del PD (ieri il confronto è stato fra Bresso/Manica e Gariglio/Lepri, con Burzi e i rappresentanti degli altri partiti a fare da spettatori), la Presidente Bresso ha deciso di prendere l’iniziativa e richiamare il provvedimento in aula, dove ciascun consigliere assumerà alla luce del sole le proprie responsabilità.

Apprendiamo che il presidente Gariglio ha già chiari gli schieramenti in aula: «si assisterà ad un’alleanza fra Bresso, radicali e Arcigay con una parte del centrodestra. I cattolici del Pd resteranno su un’altra posizione» (“La Stampa”).

Gariglio non ha ancora capito, dopo quattro anni di legislatura, che purtroppo non ci sono consiglieri regionali radicali. Gariglio non ha capito che la sensibilità dei cittadini rispetto a nuovi diritti civili da affermare è del tutto trasversale; prova lampante è l’enorme successo popolare che riscontra ai nostri banchetti la petizione sul testamento biologico, anche tra i cattolici praticanti. Gariglio, insieme ai clericali di destra e sinistra, continua a credere che quel che è buono per lui debba essere buono per tutti; e ciò è francamente inaccettabile.

Anche per questo saremo presenti al Gay-Pride di sabato; e sarebbe bello ci fossero con noi Gariglio e Lepri ma dopo i loro anatemi di ieri contro il “libertinaggio affettivo” (la Binetti non avrebbe potuto dire meglio), sia omo che etero, abbiamo qualche dubbio sulla loro presenza”.

Chi non ricorda Mia Farrow nei film di Woody Allen? Assai lunga la sua filmografia, spesso con ruoli nevrotici ed ipersensibili, borderline. Uscita dallo schermo, qualche anno fa, ha occupato, con l’ex-marito, le cronache giornalistiche di tutto il mondo per una crisi coniugale dai risvolti voyeristici non male, con il regista che annuncia la propria love-story con la figlia adottiva della moglie… un vero e proprio intreccio scenografico, ideale per i rotocalchi.

Ora le agenzie battono le notizie su uno sciopero della fame condotto, per oltre due settimane, dall’attrice. Nulla di paragonabile con il parossismo dell’informazione scatenato nel nuovo e vecchio mondo da una storiella di infedeltà in una famiglia allargata. Mia Farrow, dopo 12 giorni di digiuno, passa il testimone ad un amico miliardario britannico affinché l’iniziativa nonviolenta da lei intrapresa continui.

Ma perché Mia segue le orme di Gandhi e di Pannella?

L’attrice ha digiunato in solidarietà con la popolazione della tormentata regione sudanese del Darfur ed in protesta contro l’espulsione di 13 organizzazioni umanitarie occidentali che garantivano il minimo essenziale per la sopravvivenza del popolo del Darfur. Le agenzie internazionali sono state cacciate dopo che la Corte criminale internazionale ha emesso un mandato d’arresto contro il presidente sudanese Omar Hassan al- Bashir a marzo, accusandolo di aver orchestrato uccisioni di massa in Darfur, regione occidentale del Sudan. Secondo l’Onu l’espulsione delle agenzie umanitarie mette a rischio oltre un milione di vite nell’area. Sempre dati Onu riferiscono che, fino ad oggi, sono già oltre 300.000 i morti e dai 2,7 a 4 milioni i profughi (in altre aree del Sudan stesso o nel vicino Ciad) a sei anni dall’inizio delle violenze etniche e politiche. Le autorità sudanesi parlano di 10.000 vittime.

Ci vuole poco a prevedere che nulla del circolo mediatico che ci ha investiti, tutti e ciascuno, per le vicende personali e private di Mia Farrow si ripeterà ora per questa sua iniziativa politica ed umanitaria, che vede in causa migliaia di vite umane.

Nel mio piccolo vi segnalo (www.edizionigoree.it) la pubblicazione un volume di Antonella Napoli, “Volti e colori del Darfur”, appunto. Il libro ha una prefazione della testimonial italiana della campagna lancia da “Italians for Darfur”, l’attrice Monica Guerritore.

La Guerritore peraltro in questi giorni è su tutti i giornali italiani, non certo per questo scritto o per le iniziative costantemente intraprese per il Darfur, ma per aver dato voce alle parole di un’altra donna tradita.

Tutto si tiene! Così va il mondo.

Foto di Mariano Ferrentino (dove ogni tanto compaio anche io)

2009.10.31b 013

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