Joschka Fischer (ex leader dei Verdi tedeschi, ex ministro degli Esteri) è divenuto “consulente politico e di relazioni pubbliche” del consorzio che lavora alla costruzione del gasdotto Nabucco, sponsorizzato da Unione Europea e Stati Uniti, che dovrebbe collegare l’Asia Centrale all’Europa bypassando la Russia di Putin (fonte: rivista tedesca Manager, citata dal Corriere della Sera di ieri).
E’ una notizia importante, anche se nel panorama politico italiano, tutto rivolto al proprio ombelico, non sarà considerata da nessuno. Joschka Fischer è un politico di razza che ha saputo affrancare i Verdi tedeschi da posizioni ideologiche e fondamentaliste: esattamente dieci anni fa affrontò urla, sputi e uova marce al Congresso dei Grunen per difendere la giustezza dell’intervento militare della Nato contro la Serbia per fermare la pulizia etnica di Milosevic in Kosovo. Profondo conoscitore dei Paesi che il Nabucco dovrà attraversare, da sempre sostenitore dell’entrata della Turchia dell’Unione Europea, Fischer ha tutte le carte in regola per battersi contro il suo ex mentore politico, l’ex premier tedesco Gerhard Schroder, che pochi mesi dopo aver perso le elezioni, nel 2005, passò a libro paga di Gazprom e di Putin, divenendo capo del consorzio North Stream, il gasdotto che intende unire Russia e Germania attraverso il Mar Baltico, bypassando Ucraina e Polonia.
Oltre a Schroder, Fischer dovrà vedersela con il governo Berlusconi, che, attraverso l’ENI, è il più sfegatato sponsor del gasdotto South Stream, voluto da Gazprom e nei fatti alternativo al Nabucco. Alla luce dell’incarico che dovrà svolgere Joschka Fischer, acquista ancora più rilevanza politica il netto rifiuto che Romano Prodi seppe opporre all’offerta russa di presiedere il consorzio South Stream, offerta fatta da Putin pochi giorni dopo la sconfitta del centrosinistra alle elezioni politiche dell’aprile 2008, quando Prodi era ancora premier.




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