You are currently browsing the monthly archive for Settembre 2009.

Alla notizia che la Camera dei Deputati ha approvato la mozione, a prima firma Pier Ferdinando Casini (UDC), per il rispetto dei diritti umani in Russia, in particolare per garantire il diritto alla difesa dell’ex oligarca Mikhail Khodorkovsky, Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato:

Leggiamo che il governo Berlusconi ha dato parere favorevole alla mozione UDC, dimostrando per l’ennesima volta tutta la sua ipocrisia e il suo servilismo nei confronti dell’ “amico Vladimir Putin”. Proprio oggi i giornali riportano la notizia che Eni ed Enel rivenderanno a breve a Gazprom il 51% dell’azienda Severenergia; si tratta dell’ultimo pezzo delle proprietà dell’ex oligarca Mikhail Khodorkovsky, di cui nel 2007 Putin si è impossessato con l’aiuto delle due aziende italiane, che hanno fatto praticamente da filtro e intermediario. Il governo italiano controlla sia ENI che Enel ma si è ben guardato dall’impedire la collaborazione con i russi, anzi … oggi se la cava con qualche lacrima di coccodrillo per il povero Khodorkovsky.

Rispetto alla questione dei diritti umani in Russia (di cui fa parte anche la Cecenia), quello che avevamo da dire l’abbiamo detto e fatto sabato scorso, recandoci davanti al consolato russo di Milano per ricordare il decennale dell’inizio della seconda guerra cecena ed esponendo il cartello: PUTIN TERRORISTA. I cortesi funzionari della Digos, su invito dei funzionari russi del consolato, ci hanno chiesto (inutilmente) di consegnarglielo. Abbiamo loro risposto che eravamo perfettamente consapevoli della gravità della scritta ma, di fronte agli oltre 100 giornalisti uccisi in Russia a partire dal 2000 (quando Putin salì al potere), di fronte al terrorismo di Stato attuato da Putin in Cecenia (100.000 civili uccisi, violenze, rapimenti, sparizioni, richieste di riscatto), tale scritta era ed è perfettamente giustificata.

Le dichiarazioni alla stampa in merito alla partita nucleare del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, sono degne di nota: “l’accordo Enel-Edf è il più avanzato, ma l’esperienza Usa è di tutto rispetto e non chiuderemo la porta a progetti complementari …in caso di una seconda aggregazione i maggiori atout industriali e finanziari li avrebbe l’Eni …il governo non vedrebbe negativamente un impegno dell’Eni. L’Eni è attenta su tutti i fronti dell’energia, non le sfuggirà l’occasione” (dal “Corriere della Sera” di oggi).

Dunque, l’attuale soggiorno americano dell’AD di Eni, Paolo Scaroni, e quello prossimo del ministro allo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, servono per gettare le basi di una seconda cordata nucleare Eni-Westinghouse da affiancare a quella ENI-Edf? Così il governo Berlusconi prenderebbe tre piccioni con una fava: rafforzerebbe il complesso nucleare-industriale; si terrebbe buona l’amministrazione USA, preoccupata della dipendenza energetica europea dalla Russia di Putin; rafforzerebbe la posizione internazionale dell’ENI (cavallo di Troia di Putin nell’Unione Europea? Ma se sono disponibili ad accordi economici con le imprese USA!).

Intanto, in attesa di partire per Washington, il ministro Scajola si traveste da Azzeccagarbugli e, per replicare alle Regioni (sono ormai otto: Piemonte, Liguria, Toscana, Calabria, Marche, Lazio, Umbria, Emilia Romagna) che ricorreranno alla Consulta contro il piano nucleare, cita addirittura l’art. 120 della Costituzione, che permette al governo di sostituirsi a “organi delle Regioni quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali …”. Ci pare una citazione rischiosa, come ci pare molto forzata l’interpretazione della norma che il ministro fornisce, per cui assicurare energia nucleare ai cittadini vorrebbe dire soddisfare un loro “bene primario” e “garantire l’unità economica del Paese”.

Ma siamo solamente al primo minuto di una partita in cui il governo Berlusconi intende giocarsi molte delle sue fiches.

La decisione della Regione Piemonte di presentare ricorso alla Corte Costituzionale (assieme a Liguria, Toscana e Calabria) contro la legge 99/2009, che ha posto le basi del rilancio nucleare in Italia, è doverosa. Un governo che un giorno sì e l’altro pure ci fa lezioni di federalismo ha prodotto una legge che calpesta del tutto l’autonomia decisionale delle Regioni, garantita dalla Costituzione.

Ma il Piemonte non si limita a dire un NO (giusto e motivato) al nucleare; è notizia di ieri che entro fine anno diventerà la prima regione d’Italia per potenza installata (30Mwp) per centrali solari, grazie al lavoro dell’Assessore regionale all’Innovazione, Andrea Bairati. La multinazionale spagnola Opde firmerà con la Regione un protocollo d’intesa che prevede la costruzione di 17 centrali solari e l’installazione di una fabbrica per la produzione dei pannelli inseguitori e di un polo di logistica e di ricerca. Sette centrali saranno pronte entro la fine dell’anno e produrranno un’energia pulita pari a 50 milioni di kWh l’anno.

Ed è notizia di oggi che a Balangero (To) quella che era la cava d’amianto più grande d’Europa (oggetto in passato di interrogazioni radicali e di una battaglia in Consiglio regionale del Piemonte) ospiterà uno degli impianti fotovoltaici più potenti d’Italia, anche grazie all’interessamento dell’Assessore regionale all’Ambiente, Nicola de Ruggiero.

Sul nucleare sono in atto le grandi manovre: il ministro Scajola sarà in settimana a Washington e si parla di un suo abboccamento con il colosso nucleare americano Westinghouse; le imprese nazionali come Ansaldo e A2A strepitano per essere anche loro della partita e non solo spettatori; Atomenergoprom, la grande holding di Stato voluta da Putin per controllare e dirigere tutte le fasi dell’industria nucleare, sta tentando di sbarcare in Gran Bretagna. Sono tutte notizie che abbiamo attinto dai giornali economici italiani; rimane preclusa alla stragrande maggioranza dei cittadini italiani un’informazione corretta e completa su un piano nucleare che inciderà pesantemente sui territori dove vivono. Il ricorso alla Consulta della Regione Piemonte e le sue iniziative sulle energie rinnovabili sono utili a riportare le politiche energetiche nelle mani dei cittadini, non lasciandole in monopolio ai “padroni del reattore” (per attualizzare le sacrosante polemiche di Ernesto Rossi contro i “padroni del vapore”).

Esponenti e militanti di Radicali Italiani sosteranno, sabato 19 settembre, alle ore 15.00, davanti al Consolato Generale della Russia di Milano (via Sant’Aquilino, 3), per ricordare il decimo anniversario dell’inizio della seconda, tragica invasione della Cecenia da parte delle truppe russe (23 settembre 1999).

Saranno presenti, tra gli altri, Antonella Casu (segretaria di Radicali Italiani), Bruno Mellano (presidente di RI), Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato Nazionale RI).

Hanno aderito all’iniziativa: Radicali Milano (Associazione Radicali Senza Fissa Dimora, Associazione Enzo Tortora-Radicali Milano) e Associazione Radicale Adelaide Aglietta di Torino.

Sarà deposto un mazzo di fiori per ricordare i 100.000 cittadini ceceni rimasti uccisi in questi dieci anni (un decimo dell’intera popolazione della Cecenia).

Mellano e Manfredi hanno dichiarato:

Siamo perfettamente consapevoli del fatto che la nostra iniziativa è simbolica. Siamo altrettanto consapevoli che non potevamo starcene alla finestra di fronte al silenzio completo della politica italiana e dei mass media italiani sul vero e proprio genocidio compiuto in questi dieci anni da Vladimir Putin in Cecenia, di fronte al silenzio completo della politica italiana e dei mass media italiani sull’attuale situazione in Cecenia: la guerra e la violenza non sono cessate, si sono semplicemente estese in tutto il Caucaso. Saremo a Milano, davanti al consolato russo, perché siamo il partito di Antonio Russo, ucciso in Georgia per aver cercato di far luce sui misfatti russi in Cecenia; saremo a Milano perché siamo militanti di quel Partito Nonviolento Transnazionale che si è battuto in questi anni, con la diaspora cecena, per richiedere l’intervento dell’ONU, come è stato fatto giustamente per il Kosovo; saremo a Milano perché Radicali Italiani è l’unica forza politica organizzata in Italia a denunciare senza tregua il sempre maggiore legame di imprese italiane controllate dallo Stato, quali ENI ed Enel, con il colosso di Stato russo Gazprom, nelle mani di Vladimir Putin. Fra dieci anni, la valutazione politica dei governi di Silvio Berlusconi non potrà prescindere dalla sua continua, ostentata, amicizia e collaborazione con il nuovo zar Vladimir Putin, una persona che, se non fosse a capo di una potenza europea, starebbe nella stessa cella del Tribunale dell’Aja che ha ospitato Slobodan Milosevic.

Sul sito del Dipartimento Politiche Antidroga (DPA) è disponibile il documento “Misure ed azioni concrete per la prevenzione delle patologie correlate all’uso di sostanze stupefacenti”, predisposto da un gruppo di lavoro di cui hanno fatto parte rappresentanti dei servizi pubblici per le tossicodipendenze e del privato sociale. Il documento contiene un “ADDENDUM” (una pagina e mezzo), predisposto unicamente dal DPA, in cui Il Dr. Serpelloni e compagni tentano di spiegare alle regioni perché il governo non intende assolutamente né discutere né finanziare tre interventi: “pill testing” (analisi chimica delle droghe sintetiche nei luoghi dove queste si consumano); distribuzione controllata dell’eroina; stanze di autosomministrazione (narcosale).

Partiamo dalle narcosale. Il DPA è categorico: “Iniziativa non supportata in Italia da leggi che ne consentono l’attivazione”. Noi rimaniamo convinti che in uno Stato di diritto (ma l’Italia è un regime partitocratico) quello che non è vietato si può fare. Non esiste nel DPR 309/90 (testo unico sugli stupefacenti) nessuna norma che proibisce le narcosale; l’art. 79 vieta la predisposizione di luoghi atti allo spaccio, le narcosale sono presidi socio-sanitari. E’ poi ridicolo che il DPA tenti di porre il metadone in concorrenza con le narcosale; per tutti gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, i proibizionisti alla Giovanardi bollavano il metadone come “droga di Stato” (definizione di Vincenzo Muccioli). Ma il colmo si raggiunge quando il DPA scrive che “l’apertura di tali stanze potrebbe comportare lo spostamento dell’attenzione e degli investimenti verso soluzioni meno costose che, invece di essere aggiuntive, potrebbero, per mere ragioni di budget, correre un forte rischio di diventare sostitutive …”. L’intento del governo è quello di creare una “guerra fra poveri”, terrorizzando i Sert: “Attenti, già adesso avete a disposizione pochi soldi, ma se aprono le narcosale ne avrete ancora meno!”. Abbiamo sempre detto che le narcosale sono complementari ai servizi già esistenti e servono all’aggancio e all’auspicabile invio ai servizi di quei cittadini tossicodipendenti che tali servizi non riescono a raggiungere.

Se le narcosale hanno il difetto di costare poco, l’eroina terapeutica ha il difetto di costare troppo. Il DPA scrive che il paziente dovrebbe recarsi 3-4 volte al giorno ad assumere la dose presso le strutture sanitarie, che l’iniziativa riguarderebbe solamente il 3% dei pazienti, che “alla luce anche delle esperienze fatte da molti anni in altri Paesi … questo tipo di terapie … vengono abbandonate dai pazienti spontaneamente nell’arco di 4-6 mesi”. Se il DPA avesse veramente studiato “le esperienze fatte da molti anni in altri Paesi” (quindi, non stiamo parlando di cose rivoluzionarie ma già consolidate), avrebbe visto che il paziente si reca in ambulatorio una volta al giorno, che la percentuale di utenti potenziali è molto più alta del 3% e che magari uno abbandona “spontaneamente” la terapia perché è riuscito, grazie all’eroina terapeutica, a migliorare le sue condizioni di vita, a trovare casa e lavoro, a passare dall’eroina al metadone.

Rispetto al “pill testing” è incredibile l’affermazione che “attualmente non esistono test di laboratorio “on site” attendibili nel rilevamento delle caratteristiche tossicologiche delle sostanze”. In Olanda i “pill testing” sono attuati con successo da decenni dalle strutture pubbliche; riteniamo che in Europa sia in atto la libera circolazione delle conoscenze e delle tecniche, basta volerlo. Il DPA evoca poi come soluzione a tutti i mali il “sistema nazionale allerta precoce”, che è un po’ come l’ “araba fenice” (“che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa”). Sicuramente a Torino non c’è, visto che le strutture sanitarie locali sono venute a conoscenza dalla Procura della Repubblica che vi erano state 30 overdosi mortali in 60 giorni (praticamente il numero di overdosi mortali che si verificano a Torino in un anno intero) alcuni mesi dopo i fatti.

Prima di leggere l’ “ADDENDUM” avevamo una considerazione del Dr. Serpelloni (responsabile Dipartimento Politiche Antidroga) alta; dobbiamo ora constatare come il regime proibizionista riesca ad arruolare anche persone insospettabili, come Serpelloni, per raggiungere l’obiettivo di cui ci parlava il compianto Giancarlo Arnao: proibito capire.

L’ingresso di Edf (cioè del governo francese, che controlla la società all’85%) nel progetto South Stream rischia di infliggere un colpo mortale al progetto alternativo Nabucco, sponsorizzato da Unione Europea e Usa, già danneggiato dalla chiara e netta posizione filorussa della nostra ENI (controllata dal governo). Oltretutto, la stampa economica informa che Gaz de France (controllata da Sarkozy per il 35%) diventerà entro ottobre azionista di Nord Stream, il gasdotto russo-tedesco che bypasserà a nord l’Ucraina.

A livello geopolitico, si conferma una sempre più massiccia penetrazione economica e finanziaria russa nell’Unione Europea, considerata anche la recente conferma dell’acquisizione di Opel da parte di Magna.

A livello nazionale, chiediamo (anche con un’interrogazione parlamentare dei senatori radicali/PD Donatella Poretti e Marco Perduca): Eni era informata dell’arrivo del nuovo socio? La quota del 10% da dare a Edf sarà ripartita equamente fra Gazprom ed Eni o, come ventilato dagli analisti di Ihs Global Insight, Gazprom seguirà la pratica standard adottata nei progetti internazionali di questo tipo, tagliando la partecipazione di Eni e redistribuendola ai nuovi arrivati? Alla resa dei conti, fare la mosca cocchiera di Putin si rivelerà non solo politicamente ma anche economicamente perdente per le imprese italiane? Rischiamo di rivivere su una scala più ampia e più grave quanto accadde dodici anni fa rispetto alla Serbia di Milosevic con l’affaire Telekom Serbia?

Questa mattina ho partecipato alla prima sezione della tavola di consultazione permanente del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio, che fa seguito alla V Conferenza Nazionale sulle politiche antidroga. Il titolo della consultazione era: “La prevenzione delle patologie correlate alla tossicodipendenza e delle situazioni devianti: quali evidenze di utilità ed efficacia?”. Il Dipartimento Antidroga ha reso pubbliche le linee di indirizzo per la determinazione e applicazione dei Livelli Essenziali di assistenza, prodotte con l’aiuto di un gruppo di consulenza tecnico come sintesi degli elementi condivisi delle azioni da mettere in campo innanzitutto nei servizi di bassa soglia. Il documento, però, contiene anche un “ADDENDUM” del Dipartimento stesso in cui si trattano tre misure su cui il gruppo di lavoro non ha trovato la condivisione e l’approvazione del Dipartimento e che il Dipartimento stesso ritiene di escludere dai programmi di prevenzione: si tratta del “pill testing” (analisi chimica delle droghe sintetiche), della distribuzione controllata di eroina e delle “stanze di auto-somministrazione” (narcosale). L’inserimento dell’ADDENDUM ha prodotto la dissociazione dal documento finale del CNCA – Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (rappresentato da Riccardo De Facci e Leopoldo Grosso) e della LILA (Lega Italiana per la lotta contro l’AIDS).

Leopoldo Grosso del Gruppo Abele ha svolto un’accurata e dettagliata relazione sulle strutture chiamate “narcosale”, sull’esperienza pluriennale in varie città europee ed americane. In particolare è stato trasmesso un efficace video-documento sull’attività della sala di autoconsumo di Vancouver in Canada. Il vice presidente del Gruppo Abele ha anche riferito, in sede istituzionale, dell’esperienza maturata dall’Associazione torinese nella co-gestione di un progetto di servizi integrati di bassa soglia nella città di Amsterdam, in collaborazione con Villa Maraini e con l’associazione olandese AMOC, che comprende un drop-in ed una sala d’uso. L’intervento del Gruppo Abele, disponibile fra poche ore – è stato detto dal direttore DNA Giovanni Serpelloni – anche sul sito del Dipartimento con le schede e le note tecniche, si è chiuso con una breve illustrazione dei costi di gestione di una struttura come una narcosala: 300.000 euro all’anno, con operatori qualificati e la possibilità di accogliere fino a 100 tossicodipendenti al giorno.

Voglio ringraziare vivamente Leopoldo Grosso per il suo tentativo di arricchire di contenuti, prassi ed azioni le linee guida che il Governo ha proposto al tavolo Stato-Regioni. L’inserimento della scheda con l’esplicitazione dei veti politici del Dipartimento Antidroga è un clamoroso autogol. A fronte di un approccio realistico e pratico alle misure utili alla prevenzione delle patologie correlate alla tossicodipendenza, si deve registrare – in un documento ufficiale, inviato alle Regioni ed alla Commissione Europea – l’apposizione di limiti ideologici e non scientifici. Grosso ha riferito del caso Torino, dove grazie all’iniziativa dei radicali, si è discusso in diverse occasioni delle narcosale, senza, però, approdare a nessuna decisione operativa a causa delle indecisioni di Chiamparino e alle incapacità del Ministro Livia Turco. Ora, secondo i dati riferiti in sede ufficiale da Grosso (fonte: Procura della Repubblica di Torino), si sono dovute registrare ben 30 morti fra i tossicodipendenti torinesi in meno di 60 giorni, un’emergenza appena dichiarata chiusa dal Dipartimento. Nel silenzio dei giornali, nel silenzio delle istituzioni, nel disinteresse generale. Una narcosala a Torino avrebbe di certo impedito parte di questi decessi ed avrebbe contribuito, almeno, a far emergere prima l’emergenza di cui nessuno si è occupato. Oggi le agenzie danno notizia del successo di una sperimentazione delle narcosale in Gran Bretagna; in tutta Europa sono già operative un’ottantina di strutture. La Regione Piemonte, le altre Regioni partano dall’esperienza europea per proporre iniziative di riduzione del danno nuove per l’Italia ma ormai ben radicate in tante città europee.

Il Velino

Questa mattina ho visitato, a Torino, la mostra “11 settembre, per non dimenticare” organizzata dal Consiglio regionale del Piemonte, presso la Sala Incontri dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico di Palazzo Lascaris, in via Arsenale 14/g.

La mostra è stata allestita ed è aperta al pubblico consiste in un’esposizione di fotografie e di didascalie sulla tragedia degli attentati alle Torri Gemelli di New York, dell’11 settembre 2001, promossa dal Comune di Santena, a cura di Edoardo Tamagnone e dell’Embassy e Zucca Grafica.

Per non dimenticare, è il titolo di una mostra di grande efficacia e di forte impatto emotivo, ma anche il filo conduttore di tante – non tantissime – iniziative in programma oggi. Ad otto anni dagli attentati suicidi e dal domino di eventi concatenati alla caduta delle due Torri, simbolo dell’America che amiamo, occorre davvero ribadire la necessità di non perdere, con la lontananza temporale, le riflessioni, i buoni auspici, le migliori intenzioni che tutti, a livello individuale e livello organizzato ciascuno nelle proprie strutture sociali, abbiamo espresso in quei giorni e nelle ricorrenze successive. “Non dimenticare” deve significare attivarsi concretamente per un concetto di sicurezza che miri a prevenire con lungimiranza e non a reprimere con la forza, che intenda valorizzare e rafforzare la democrazia e le democrazie, che punti sull’interdipendenza del mondo globale per creare quella rete di sinergie e di interessi – culturali, sociali, economici – che sono alla base della visione federalista che con il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito abbiamo cercato di incardinare in questi anni, con le esemplari lotte per il Tribunale Penale Internazionale e per la Moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo. Non dimenticare deve voler dire essere più forti e determinati nel costruire alternative credibili ed efficaci alle strategie del terrore, della violenza e dell’odio.

Sul piano nucleare italiano i cittadini comuni come noi devono accontentarsi delle fughe di notizie (vedi “Messaggero” dell’8 settembre) e di una lunga intervista rilasciata ieri a “Milano Finanza” dal ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola.

Scajola ribadisce la validità del “patto d’acciaio” stipulato fra Enel e l’omologa francese Edf per la costruzione di quattro centrali nucleari; inoltre, il ministro lascia aperta la porta anche all’americana Westinghouse. Scajola è atteso a fine mese a Washington e vuole giocarsi la carta “Westinghouse” per ingraziarsi l’amministrazione Obama, che sicuramente gli chiederà conto di una politica energetica italiana tutta sbilanciata verso la Russia di Putin, a scapito, per esempio, del gasdotto europeo Nabucco, sponsorizzato da oltre Atlantico.

Purtroppo, nemmeno la sicumera di Scajola può nascondere l’evidenza dei fatti: l’alleanza con i francesi rende problematica sia l’entrata nella partita nucleare italiana degli americani sia la partecipazione, tranne che in ruoli del tutto secondari, di imprese italiane quali l’utility bresciana A2A.

E il decreto che fisserà i siti delle nuove centrali dovrà essere emanato entro il 15 febbraio, nel pieno della campagna elettorale per le regionali.

Non siamo nemmeno agli antipasti, ma il conto del nucleare italiano rischia già di essere molto salato per il governo Berlusconi.

Martedì 1° settembre nell’infermeria del carcere torinese “Lorusso-Cutugno” delle Vallette è morto, per arresto cardiaco, Carlo Esposito. 41 anni, bidello dell’Istituto Professionale “Castigliano” di Asti, molto conosciuto in città, Esposito viene arrestato il 24 giugno scorso per non essersi fermato con l’auto di piccola cilindrata all’alt dei carabinieri, insospettiti da alcune manovre azzardate del conducente.

Carlo Esposito, incensurato, risultava affetto da una serie lunga e grave di patologie quali: schizofrenia, diabete, ipertensione ed obesità, con un passato, certificato, di ischemie e di TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori).

Al Tribunale di Asti, nel celebrare, il 25 giugno, il rito per direttissima che sfocia in una condanna “esemplare” a 26 mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale, nessuno pare considerate le patologie fisiche e mentali dell’imputato. Patologie che vengono immediatamente evidenziate al carcere Quarto d’Asti, tanto che Esposito viene spostato con urgenza alle Vallette di Torino, nel reparto psichiatrico. Le cronache giornalistiche riferiscono che il detenuto avrebbe inviato lettere dal carcere torinese, denunciando che gli sarebbero stati somministrati farmaci diversi da quelli usati normalmente, non idonei o a dosaggi sbagliati, che comunque gli avevano procurato disturbi e malesseri.

Oggi, la senatrice radicale Donatella Poretti ha depositato a Palazzo Madama un’interrogazione dettagliata sul caso.

Si tratta di un caso esemplare dell’ordinaria follia della giustizia italiana. Davvero un caso eloquente ed eclatante. Anche per questo, abbiamo chiesto con l’interrogazione, che il Ministro della Giustizia invii i suoi ispettori per verificare la dinamica dei fatti: a noi, dalle convergenti ricostruzioni giornalistiche, sembra veramente intollerabile che un cittadino incensurato e affetto da gravi patologie certificate possa finire in carcere per resistenza a pubblico ufficiale e uscirne morto. Occorre fare chiarezza sull’episodio, non solo per verificare le singole responsabilità, ma per conoscere e capire i meccanismi infernali che governano la macchina giudiziaria italiana.

CNRmedia

Foto di Mariano Ferrentino (dove ogni tanto compaio anche io)

2009.12.17 019

More Photos