L’inchiesta ferma la pillola abortiva

Da: Corriere della Sera del 01/10/2009, pag. 25 di Margherita De Bac

ROMA – È un altro piccolo passo avanti. Ma non ancora quello atteso, quello definitivo. Ieri, infatti, il consiglio di am­ministrazione dell’Agenzia ita­liana del farmaco (Aifa), si è li­mitato ad approvare il verbale della precedente riunione del 30 luglio, quando aveva delibe­rato l’«immissione in commer­cio» della pillola abortiva, la Ru486. Però ha deciso di rispettare il lavoro del Senato che ha in corso un’indagine conoscitiva (oggi la prima audizione, il mi­nistro del Welfare, Maurizio Sacconi) e di congelare l’ulti­missimo atto, ovvero la delibe­ra (in termini tecnici «determi­na») dove verranno indicate nei dettagli le modalità di ven­dita del prodotto che sarà pro­posto alle donne in alternativa alla chirurgia per l’interruzione volontaria di gravidanza. Deli­bera che sarà approvata il 19 ot­tobre, con la «determina» del direttore generale Aifa, Guido Rasi.

Sergio Pecorelli, presidente dell’Agenzia, non la ritiene una rinuncia: «Concludere non ci è sembrato opportuno nei con­fronti delle istituzioni. Non è una retromarcia, assolutamen­te no. La pillola ha ricevuto già il via libera secondo il meccani­smo europeo del mutuo ricono­scimento, è sicura ed efficace. Ora bisogna fissare i paletti. In altre parole, non può ancora materialmente essere venduta nelle farmacie degli ospedali». Il presidente della Commis­sione Sanità del Senato, Anto­nio Tomassini, aveva scritto ai consiglieri per invitarli, appun­to, a tener conto dell’iniziativa parlamentare, proposta per la prima volta ad agosto dal presi­dente dei senatori Pdl, Mauri­zio Gasparri. «Hanno preso al­tro tempo. Niente di nuovo sot­to il sole», commenta il sottose­gretario al Welfare, Eugenia Roccella, smentendo le voci che ieri sera davano per certa l’approvazione definitiva. E proprio Gasparri è stato il più rapido nel correggere la fu­ga di notizie: «Prima che qual­cuno compia errori comunicati­vi è bene precisare che l’Aifa si è limitata ad approvare il verba­le della riunione precedente e che gli adempimenti tecnici contenuti nel mandato del di­rettore generale saranno di­scussi successivamente. La que­stione è ancora tutta aperta e l’indagine offrirà elementi im­portanti per evitare la banaliz­zazione dell’aborto».

Polemiche e timori riguarda­no il rispetto della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. C’è chi paventa il ri­schio che il farmaco e le sue conseguenze vengano gestite al di fuori dell’ospedale. In real­tà già il 30 luglio erano state in­dicate modalità di sommini­strazione più rigorose che al­l’estero. Tra maggioranza e opposi­zione è di nuovo battaglia. «Una buona notizia. Sono pre­valsi valutazione del merito, correttezza tecnica e istituzio­nale, ed è stata sconfitta la poli­tica di ostacolo del centrode­stra», era stato il commento im­mediato di Livia Turco, Pd. Su­bito attaccata dal vice di Ga­sparri, Gaetano Quagliariello: «Non ha compreso bene. L’Aifa deve essere lodata per la sensi­bilità dimostrata nei confronti del Parlamento». «Tanto rumo­re per nulla da parte dei votati alla demagogia», aggiunge To­massini. Il presidente dei radicali Bru­no Mellano la interpreta come una retromarcia: «Oggi avreb­bero avuto il tempo per delibe­rare, con le garanzie previste dalla 194. Non comprendiamo la decisione di rinviare».

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“Sette detenuti su dieci sono extracomunitari”

Da: La Stampa del 15/08/09, pag. 48 di Carlo Giordano

Sovraffollamento, alta percentuale di extracomunitari, carenza di organico del personale di vigilanza: alcune delle problematiche emerse, ieri, durante le visite alle case circondariali della Granda di parlamentari e consiglieri regionali, nell’ambito dell’iniziativa «Ferragosto in carcere» promossa dai Radicali. Al Cerialdo di Cuneo gli extracomunitari sono il 70 per cento della popolazione carceraria (90 su 152). La struttura è stata visitata da una delegazione formata da Bruno Mellano, presidente dei Radicali, Teresio Delfino, parlamentare Udc e Magda Negri, senatrice Pd. «Ci è stata segnalata la necessità di aumentare il personale – ha spiegato Delfino -. L’organico prevede 262 agenti, 220 quelli assegnati al carcere, 190 gli operativi». «Va sottolineata – ha spiegato la senatrice Negri -, anche la carenza di educatori e psicologi, figure importanti se vogliamo che il carcere torni ad essere uno strumento di recupero».

La delegazione è stata guidata nella visita dal direttore Giuseppe Forte. «Il supercarcere di Cuneo – ricorda Bruno Mellano -, è dotato anche di un reparto 41 bis, 90 detenuti, il più grande d’Italia. Nei prossimi anni è, inoltre, prevista l’apertura di un nuovo padiglione in grado di accogliere altri 200 detenuti comuni. Praticamente un raddoppio della struttura, al quale dovrà anche corrispondere un potenziamento del personale e un aumento degli spazi per garantire la vivibilità».

Ieri mattina, Mellano e il consigliere regionale Mariano Rabino, sono stati in visita al carcere di Alba, mentre, contemporaneamente, il consigliere regionale Giorgio Ferraris e Gianni Pizzini, referente cuneese dell’associazione radicale Adelaide Aglietta, sono stati a Fossano.

La casa circondariale di Alba ospita 188 detenuti, su una capienza di 127 (217 il numero massimo tollerato). «Carceri vivibili rispetto al livello generale, le celle sono tutte da due – ha spiegato Mellano -. Buoni anche l’operatività e il clima interno. La struttura, che risale al 1987, avrebbe, però, urgente bisogno di una ristrutturazione, compresa la caserma degli agenti».

Nessuna donna tra i detenuti di Alba, 124 gli stranieri, 82 quelli in attesa di giudizio (nel carcere di Alba si possono scontare solo le condanne definitive inferiori a 5 anni), 113 i detenuti in carcere per reati contro il patrimonio e 74 per stupefacenti. «C’è una farmacia – ha detto Rabino – e alcuni locali verranno a breve destinati al servizio infermieristico».

Domani, alle 10,30, Mellano e l’onorevole Delfino saranno alla Felicina di Saluzzo.

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Nasce il forum rinnov/azione

Da: Terra del 22/07/09, pag. 2/3, di Gianni Parti

A Firenze, lunedì scorso nel corso del convegno Lavori verdi: confronto internazionale sull’economia delle rinnovabili, è stato lanciato il Forum per la rinnov/azione. Una rete permanente di politici, imprenditori e ricercatori che intendono promuovere la green economy e i lavori verdi. Trasversale nella sua colorazione politica, perché oltre ai Verdi – che sono stati promotori dell’evento insieme alle testate di area verde ed ecologista (Modus vivendi, Terra, Ecquologia ed EcoTv) – c’erano esponenti di Pd, Idv, Radicali italiani e Mps. L’ambiente è ormai riconosciuto come l’elemento essenziale per l’elaborazione di modelli di governance. E dietro ai lavori verdi c’è, appunto, la capacità di governo e la necessità di avviare linee di indirizzo per l’economia e l’industria. Loredana De Petris (Verdi) ha ben rappresentato questo, raccontando la lunga lotta contro il Cip 6. E così è lei la prima a fare eco alla proposta avanzata da Fabio Roggiolani, consigliere del Sole che ride della Regione Toscana, di un Forum permanente, immaginando una rete delle economie sostenibili. Importante poi l’intervento di Francesco Ferrante, senatore del Pd, che rimarca come ormai l’economia reale non possa fare a meno di accogliere i dati del boom verde. Come la presa di posizione dei Radicali, per voce del presidente Bruno Mellano, che rivendica la non economicità del nucleare. Occorre, dice, che la politica offra strumenti misurabili che è quello che la green economy sta facendo, non proposte ideologiche. Roberto Musacchio (Sinistra e libertà) rimette al centro l’azione europea più avanzata, dice, di quella di Obama. Mentre gli Stati uniti oggi si trovano ancora alla fase di “annuncio, la Ue ha già legiferato con il Pacchetto clima, dove l’economia verde non è una misura “a latere”, ma ne è il cuore. Così Paolo Cento dei Verdi che rimarca la necessità di un’alleanza stretta fra produttori, ecologisti e cittadini. L’Idv, con Giuseppe Vatinno, responsabile nazionale energia e ambiente, propone il ritorno a quel laboratorio del 2006, dove le forze del centrosinistra si sono confrontate per progettare una proposta politica ambientale. Insomma, ben venga questo Forum, come chiosa anche Valdo Spini. Dall’Europa si è sentita la voce dei Greens Juan Beherendt, Pierre Joncheer e Monica Frassoni che hanno inquadrato le dimensioni della svolta ecologica nel più complesso quadro socio-economico del continente. Anche perché, sostengono, le politiche europee saranno determinanti per la soluzione delle trattative di Copenaghen. Numerosi gli imprenditori e i ricercatori del mondo energetico che, presentando le proprie esperienze – vero campionario dell’innovazione tecnologica e di processo hanno accettato sì di fare rete con il mondo politico per lo sviluppo dei settori della green economy, ma a questi chiedono anche di intraprendere quelle azioni di governance che consentano uno sviluppo equilibrato e duraturo del settore. Il Forum è aperto, adesso non rimane che mettersi al lavoro, ovviamente, verde.
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Insetticida killer, strage nelle risaie della pianura padana

Da: Liberazione del 17/07/09, pag. 8, di Beatrice Macchia

Le risaie italiane sono a rischio per danni ambientali provocati dall’utilizzo di un prodotto fitosanitario che serve a combattere il punteruolo acquatico del riso (una specie non autoctona che attacca le piante del riso). I Radicali del Pd Elisabetta Zamparutti e Bruno Mellano, insieme con il Wwf, lo hanno denunciato ieri in una conferenza alla Camera annunciando un’interrogazione ai ministri della Salute, dell’Ambiente e dell’Agricoltura in merito all’utilizzo del prodotto a base del principio attivo alfacipermetrina nelle risaie, soprattutto quelle della Lombardia e del Piemonte. In particolare, il Wwf ha inviato un «reclamo», appoggiato dai Radicali, alla Commissione Ue per «inadempimento del diritto comunitario» chiedendo «l’apertura di procedura di infrazione» nei confronti dell’Italia «per violazione di direttive comunitarie». Le risaie a rischio, spiegano i Radicali, si estendono per oltre 200.000 ettari e sono «già state trasformate in un deserto: questo prodotto uccide, infatti, i micororganismi e devasta gli ecosistemi», con «danni enormi» per avifauna e anfibi (in particolare le rane). E la cosa diventa pericolosa, aggiunge Mellano, se si pensa che «per il 99% la produzione di riso in Italia avviene per immersione», mentre il prodotto sotto accusa non può venire in contatto con l’acqua, come ben evidenziato anche sull’etichetta della confezione con simboli, disegni e indicazioni. L’uso dell’antipunteruolo, tra l’altro, va sospesa 42 giorni prima dell’inizio della raccolta, periodo che coincide con la metà di settembre, proprio quando comincia la mietitura. Secondo Lucia Ambrogi, responsabile aree protette del Wwf, «il reclamo è un estremo tentativo di fermare e risolvere la situazione», anche se quello che è «mancato è stata un’adeguata pianificazione». I Radicali stanno anche valutando se c’è materia per un esposto per danno ambientale. L’uso del Contest è stato autorizzato con Decreto ministeriale del 31.03.2009 per combattere il punteruolo acquatico del riso (Lissorhoptrus oryzophilus), coleottero curculionide esotico che negli ultimi tre anni si é diffuso nell’area risicola. E’ stato accertato che il Contest uccide tutte le forme di vita acquatiche che incontra, inclusi pesci, anfibi (larve e adulti di specie acquatiche) e gli invertebrati acquatici. Tra Piemonte e Lombardia è quindi in corso una strage biologica di proporzioni enormi causata da un prodotto che, come riportato sulla sua scheda tecnica è “Altamente tossico per gli organismi acquatici” e «può provocare a lungo termine effetti negativi per l’ambiente acquatico». Questo è particolarmente rilevante visto che le risaie sono un notevolissimo serbatoio di biodiversità e costituiscono habitat per numerosi animali. Pur non essendo habitat di interesse comunitario, le risaie sono spessissimo incluse in aree di importanza comunitaria, nella rete Natura 2000. Proprio all’Unione Europea di è rivolto il Presidente Wwf Italia Stefano Leoni per chiedere di avviare nei confronti della Repubblica italiana una procedura di infrazione per la sospetta violazione delle normative comunitarie e di sospendere l’uso dell’insetticida, come scritto in questi giorni al Segretario generale della Commissione Europea e alla direzione Ambiente. Il Wwf Italia avvisa inoltre i frequentatori delle garzaie e gli amanti del birdwatching, a prestare attenzione e segnalare eventuali casi di mortalità anomala fra i pulcini, con attenzione anche agli uccelli che nidificano direttamente in risaia e sugli arginelli (mignattini, pavoncelle, cavalieri d’Italia, gallinelle d’acqua ecc.). In alcune risaie tenute sotto osservazione si é già verificata una mortalità quasi totale di molti invertebrati e di anfibi. Ne deriva anche un’evidente pericolosità anche solo a mettere le mani in acqua. Saranno da valutare i danni all’intera catena alimentare – per esempio sul successo riproduttivo dell’avifauna – che saranno causati dalla drastica riduzione di prede a causa del prodotto: si pensi alle rane per aironi e garzette o agli invertebrati per la catena trofica dei limicoli o degli uccelli insettivori. Oltre al danno ambientale indiscutibile, si suppone anche un danno economico per la Comunità, visto che molte aziende percepiscono contemporaneamente contributi della Politica Agricola Comunitaria (Pac), su fondi Psr per «misure agro-ambientali», che paiono in contraddizione con l’uso dell’insetticida.

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Il veleno del Contest autorizzato per decreto

Da: Terra del 17/07/09 di Dina Galano

Un piccolo parassita alieno minaccia le coltivazioni italiane di riso. Il coleottero esotico, che negli ultimi tre anni si è diffuso nell’area risicola, ha allarmato non solo i produttori diretti, ma anche le Regioni Lombardia e Piemonte. Pubblico e privato, dunque, hanno unito le forze. Purtroppo ai danni dell’ambiente circostante.

La denuncia proviene dai Radicali e dal Wwf Italia: gli ambientalisti hanno presentato reclamo alla Commissione europea contro le recenti iniziative del governo italiano. Su pressione delle due Regioni e dell’Ente nazionale risi, infatti, il ministero del Lavoro e della Salute ha concesso una proroga di 120 giorni per l’utilizzazione del Contest, un prodotto fitosanitario altamente velenoso già autorizzato per alcuni tipi di coltivazioni.

La sua particolarità, tuttavia, è quella di generare a contatto con l’acqua un alto tasso d’inquinamento, causando la morte dei microrganismi e l’alterazione degli ecosistemi. Paventando un «danno ambientale di dimensioni epocali », il presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, ha messo in luce tutte le contraddizioni di un decreto che «non ignorando la pericolosità dell’antiparassitario disperso in acqua, ne ha esteso l’uso alle risaie italiane tradizionalmente coltivate in sommersione».

Fino al prossimo 29 luglio, termine ultimo fissato dal ministero per la liceità del Contest, sarà difficile impedire che il veleno inquini gli oltre 200mila ettari interessati dal provvedimento. Buona parte del territorio piemontese e lombardo, in più, appartiene alle aree “Natura 2000”, tutelate dalle leggi europee per la loro rilevanza ambientale. «Il decreto mostra poca lungimiranza nell’affrontare problematiche, come quella della presenza di insetti altamente invasivi, che oramai sono diventate ordinarie », chiosa Lucia Ambrogi, responsabile del Wwf Italia.

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Rottamare l’edilizia che non va

Da: L’Opinione, pag. 2, del 07/04/09, di Elisa Borghi

Quando si dice tempismo. Presso la sede dei partito radicale in via di Torre Argentina, a Roma, ieri si è svolto un convegno programmato da tempo. Il tema “Piano casa, rottamazione edilizia e riforma della legge sul governo dei territorio” tuttavia si è caricato di un nuovo significato dopo la catastrofe che la notte prima ha colpito l`Abruzzo e che ha mostrato tutti i limiti proprio di quella edilizia che i radicali definiscono – e definivano ben prima degli ultimi eventi – “da rottamare”. Le strade dell`Aquila e i calcinacci che le ricoprono e che provengono non solo da edifici storici e di vecchia fattura ma anche da costruzioni recenti come l`ospedale e la casa dello studente (sulla carta, ma solo sulla carta, dotate dei requisiti per sopportare la scossa) hanno imposto la riflessione su “la situazione di degrado del nostro Paese e del suo territorio” dice Elisabetta Zamparutti, deputata radicale nella commissione Ambiente. E “rilanciato – aggiunge Bruno Mellano che di Radicali Italiani è presidente – quell`iniziativa politica che da decenni tentiamo di imporre all`agenda politica dei Paese”. In pratica “una iniziativa di battaglie concrete, perché se come soggetto politico fossimo stati chiamati a governare questo paese qualcosa di diverso ci sarebbe stato” sostiene Mellano che, come altri relatori, cita poi una serie di battaglie radicali che datano già dai primi anni `80 (con la candidatura di Marco Pannella alle amministrative di Napoli nell`83, fino al referendum del `93 che procurò la nascita delle Agenzie regionali per la protezione ambientale). Vario il parterre dei relatori: all`intervento introduttivo di Aldo Loris Rossi, autore del “Manifesto di Torino” e docente di architettura a Napoli, sono seguite relazioni di altri professori universitari come Maria Cristina Treu (ordinario di Urbanistica al Policlinico di Milano) e Giuliano Cannata (università di Siena), dell`urbanista Paolo Berdini, di Arturo Diaconale, invitato a partecipare nella doppia veste di commissario del Parco nazionale del Gran Sasso e direttore de L`Opinione. In generale, dopo l`iniziale rivendicazione della paternità della battaglia per la rottamazione edilizia da parte dei padroni di casa (una rottamazione – spigherà nel dettaglio Loris Rossi – che deve riguardare le costruzioni sorte dal `45 al `70 e che non hanno requisiti di antisismicità), la discussione si è caratterizzata per uniformità di vedute, diventando in breve una critica “senza se e senza ma” al progetto di legge sul Piano Casa del governo Berlusconi. Emblematiche le parole di Berdini secondo cui il Piano – cui i presenti quasi all`unanimità attribuiscono un eccesso di laissez-faire e mancanza di pianificazione – potrebbe avere effetti “devastanti” perché “cancella le norme che fissano a 10 metri la distanza obbligatoria tra un edificio e l`altro”, perché “l`aumento della superficie delle abitazioni non prevede interventi anche sulle fondamenta”, e infine “aggrava un problema culturale: è impossibile che ci si esprima con questa rozzezza di fronte a un bene come le città”. Unica voce controcorrente quella Diaconale che prima in qualità di commissario assicura “non si cementifica nel parco, il cuore verde dell`Italia e dell`Europa deve rimanere intoccato” specificando però che “un parco non vive solo nella conservazione astratta dell`ambiente ma anche tutelando le comunità che lo abitano e facendo in modo che possano continuare a vivere su quel territorio”. E poi inquadra il Piano Casa nella situazione congiunturale “la crisi – dice – è tale che servono una serie di interventi per arrestare il declino”. No ai fondamentalisti dell`ambiente dunque, sì a un approccio pragmatico anche alla gestione del territorio.

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I Radicali – Un evento inutile

Da: Il Manifesto, pag. 4, del 15 marzo 2009

La Conferenza nazionale sulle politiche antidroga «è stato un fallimento». Lo sostengono Bruno Mellano, presidente di Radicali italiani, e Giulio Manfredi, vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani. «E stata – dicono in un comunicato – la peggiore conferenza nazionale svoltasi finora: le sue conclusioni erano già state annunciate da Giovanardi all`inizio. II suo fallimento è tutto scritto in una realtà nazionale e transnazionale che vede sempre più droghe presenti sul mercato, sempre più mafie e organizzazioni criminali in campo per spartirsi il monopolio della produzione, commercio e vendita al dettaglio di tali droghe garantito loro dal proibizionismo, sempre più profitti del narcotraffico che penetrano e inquinano le economie legali». I due esponenti radicali criticano il fatto che a Trieste non si è discusso dell`appello contro il proibizionismo lanciato da 500 economisti. Invece aggiungono – «abbiamo assistito ali` esaltazione della `cristoterapia`, alla demolizione della `riduzione del danno`, all`ennesima stigmatizzazione del metadone e, dulcis in fundo, ai buoni propositi di aggiornare le tabelle delle sostanze stupefacenti. Qualcuno dovrebbe dire a Giovanardi che le tabelle, a partire dal 1990, sono state aggiornate decine di volte; la legge ha inseguito i cambiamenti del mercato, non li ha minimamente modificati».

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La lunga notte del presidio liberale sotto palazzo Chigi

Da: L’Opinione delle libertà, pag. 3, del 7 febbraio 2009 di Elisa Borghi

Piazza Colonna, è giovedì, sono le otto di sera. Davanti a palazzo Chigi ci sono i soliti piantoni, qualche persona di passaggio, un uomo con un cartello al collo e una donna,vicini e fermi davanti al palazzo. L`uomo è un deputato, Benedetto Della Vedova. É un membro dei Pdl ed è lì, in piazza, con un cappello schiacciato sulla testa e il cartello appeso al collo, per chiedere ai ministri di non varare il decreto legge che, andando contro una sentenza della Corte di Cassazione, impedirebbe ai medici di staccare ad Eluana il sondino che la idrata e la alimenta. La donna, una signora minuta con grandi occhiali da vista, i capelli bianchi e una sciarpa azzurra avvolta intorno alle testa, è Mina Welby, moglie di Piergiorgio, politico, attivista e malato di distrofia muscolare che nel 2006 scelse di farsi staccare il respiratore che lo teneva artificialmente in vita. Passano le persone e alcune si fermano, curiosano,chiedono a Della Vedova cosa stia facendo, se ne vanno. Passa il tempo e arriva altra gente a sostenere il deputato che dalle sei dei pomeriggio presidia il Palazzo con il suo cartello “Eluana, no al decreto, lasciamola andare”.Alle dieci il gruppo è nutrito. Qualche passante si è fermato e sono arrivati gli amici radicali a dare manforte. C`è Marco Pannella nel suo eterno loden verde, parla con tutti,scherza con i poliziotti di turno, fuma. C`è Rita Bernardini che commenta le millecinquecento lettere di insulti, ma anche di solidarietà,ricevute dopo la visita ai romeni in carcere. E poi ci sono il presidente dei radicali Bruno Mellano e la segretaria Antonella Casu. Marco Perduca e alcuni rappresentanti dell`Associazione Luca Coscioni. Ogni tanto sul telefono di Mina Welby arriva una chiamata di Peppino Englaro. Vuole sapere come va, lì nella piazza, e ringrazia tutti. L`umore è mutevole e cambia con il passare del tempo, a seconda dei segnali che arrivano dal palazzo e dalle agenzie di stampa. Alle sei quando Della Vedova aveva appena iniziato il suo presidio sembrava che il decreto sarebbe passato. Poi a sera inoltrata l`opposizione di Fini che chiedeva “silenzio” e le perplessità del Colle hanno fatto sperare in una marcia indietro da parte dell`esecutivo. Si fa sempre più tardi. Qualcuno racconta aneddoti per passare il tempo, anche su Eugenia Roccella, cattolicissimo sottosegretario al Welfare (e contrarissima a lasciare andare Eluana) di cui si scopre uno sorprendente passato radicale. Pare che su Google girino ancora oggi fotografie di Rita Bernardini incatenata per protesta a una qualche ringhiera mentre sullo sfondo fa capolino la testa di una giovane Roccella… Una Roccelia simpatizzante radicale fino agli anni Novanta. Da non credere. Chissà che le è successo dopo. Misteri della fede. Le ore si fanno piccole e anche il presidio si stringe. Alla fine rimangono in due ad affrontare la lunga notte romana. Della Vedova con il suo cartello e la signora Mina Welby con i suoi settant`anni anni e una forza d`animo e una vitalità impressionati. Il mattino dopo erano ancora lì entrambi, insieme ai simpatizzanti sopraggiunti a sostenerli. La signora Welby ha abbandonato la piazza ma non la battaglia alle dieci e mezza,andava a seguire un`iniziativa sul testamento biologico. Della Vedova con il suo cartello al collo alle undici rilasciava ancora dichiarazioni e interviste. Berlusconi si è fermato a salutarlo mentre entrava a Palazzo. Poi il consiglio dei ministri si è riunito sopra la sua testa. Mentre l`umore dei presidianti diventava sempre più nero. A mezzogiorno già presagivano la mazzata che sarebbe arrivata alle due.

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Sacconi: “Nessuno è sotto scacco”

da: La Repubblica, pag. 17, del 22 gennaio 2009

ROMA – «Non metto sotto scacco nessuno, ho fatto solo una ricognizione delle leggi da applicare».
Non si è fatta attendere la risposta del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, chiamato in causa dal governatore Mercedes Bresso che due giorni fa ha avanzato la disponibilità del Piemonte ad accogliere Eluana «in una struttura pubblica, perché quelle private sono sotto scacco del ministro».

Parole che hanno innescato un`aspra polemica: da una parte il governatore che ribadisce ancora che la Regione è «pronta a dare attuazione alla sentenza della Cassazione», sostenuta dal sindaco di Torino, Chiamparino, e diversi esponenti del centro-sinistra. Dall`altra parte il governo intervenuto per difendere Sacconi. Per il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. Al Piemonte avrà gravi difficoltà a trovare gli strumenti procedurali per eseguire il decreto della Corte d`Appello» e «sottrarre l`alimentazione a un disabile, è ledere un suo diritto». Unica voce fuori dal coro del Pdl è del presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palumbo che dice: «Sul caso Eluana c`è una sentenza che alla fine credo che dovrà essere rispettata» e aggiunge che «con una donna in coma da 17 anni, anche io che sono generalmente aperto alla vita, ritengo che si debba far fare alla natura il proprio corso».

Intanto sull`atto del ministro del Welfare firmato lo scorso 16 dicembre 13 eurodeputati, tra cui il radicale Marco Pannella, Claudio Fava, Giovanni Berlinguer – hanno presentato un`interrogazione

alla Commissione europea. I Radicali italiani intanto puntano il dito contro il silenzio del Pd che, dice il presidente Bruno Mellano, «continua a non riuscire a produrre alcuna posizione politica precisa». A difendere Bresso interviene Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se e sostiene che «ha dimostrato alto senso istituzionale e civile». Parlamentari e dirigenti del Pd piemontese si stringono intorno all`iniziativa: la posizione di Bresso, si legge in una nota, «rappresenta il doveroso atteggiamento di un`istituzione nei confronti delle regole dello stato di diritto e la migliore espressione di una politica laica e responsabile».

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Bresso: su Eluana pronti a rispettare la legge
La presidente chiarisce: non ci siamo offerti e nessuno ci ha interpellati

da: La Repubblica/Torino, pag. III, di Diego Longhin – lunedì 17 novembre 2008

«Non ci siamo offerti e nessuno ci ha chiesto nulla». La presidente della Regione, Mercedes Bresso, chiarisce la sua posizione rispetto al caso Eluana Englaro dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la sentenza della Corte d´Appello di Milano che autorizza la sospensione dell´alimentazione e dell´idratazione della ragazza in coma da 17 anni. Bresso, che ha affrontato la questione durante un dibattito sabato sera a Cuneo, non ha mai parlato della disponibilità da parte della struttura sanitaria regionale ad ospitare Eluana. «Ma se mai dovesse accadere, se la famiglia dovesse decidere per una struttura in Piemonte – spiega – non ci si potrebbe opporre. Le sentenze vanno rispettate».
La presidente della Regione sa bene che si tratta di un argomento delicato, «estremamente complesso e che richiede una legge e, al tempo stesso, che deve tenere conto della volontà del singolo. A chi mi chiede come mi comporterei se fossi chiamata a decidere sulla vicenda di Eluana dico che, essendoci una sentenza, non potrei fare altro che applicarla. Fermo restando, comunque, che bisognerebbe trovare una struttura idonea e un medico disponibile». E Bresso invita anche ad evitare le strumentalizzazioni e ad evitare di trattare con superficialità «una situazione drammatica e delicata. Parlare di offerte da parte di una Regione o dell´altra in una situazione di questo genere è quanto meno inadeguato. Non ci può essere una gara al consenso in una vicenda così dolorosa. È una questione di rispetto sia per Eluana sia per il padre».
Le parole della presidente hanno evitato di scatenare polemiche politiche, soprattutto all´interno del Pd. Il numero uno del consiglio regionale, Davide Gariglio, reputa corrette le affermazioni di Bresso: «Si può criticare, politicamente, la sentenza perché non si è d´accordo, ma non si può criticare ciò che sostiene Bresso. Chi ha un ruolo istituzionale deve rispettare le leggi e le sentenze. Se mai dovesse succedere i medici chiamati in causa avranno la possibilità di invocare l´obiezione di coscienza, ma questo non può farlo un presidente della Regione. Non credo che la Bresso volesse lanciare una campagna laicista». Anche l´assessore all´Assistenza del Comune, Marco Borgione, è molto cauto: «Credo che a Torino e in Piemonte esistano strutture adatte – spiega – il problema forse è più dei medici perché non esiste una normativa. C´è una sentenza ed è solo sulla base di questa che un medico si può prendere la responsabilità di cessare l´alimentazione». Anche l´onorevole del Pd Marco Calgaro, medico e teodem, non contesta le parole di Bresso: «Ha espresso una posizione corretta – dice – da professionista, invece, dico che si sbaglia a considerare l´alimentazione e l´idratazione come una terapia. Il caso Welby, su cui personalmente avevo dubbi, era differente. Li c´era una macchina che teneva in vita e una persona lucida che ha deciso di staccarsi. Anche i malati di Alzheimer vengono alimentati in modo forzoso. È necessaria una legge, anche sul testamento biologico».
Solo il presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, plaude alle parole di Bresso: «Al caso Englaro si applichi la normativa esistente: le leggi sono da rispettare e le sentenze da applicare. Per tutti». E per i Radicali meglio non discutere di nuove norme «perché con questo parlamento sarebbe restrittiva contro il diritto individuale alla scelta visto la posizione indeterminata del Pd. Bresso è solo una bella eccezione».

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Bresso: «Le sentenze vanno rispettate» Cicchitto: «Trovare un giusto compromesso»

da Il Gazzettino, pag. 4 – lunedì 17 novembre 2008

«Nessuno ci ha chiesto nulla e nessuno si è offerto. Ma se mai dovesse accadere, dico solo che le sentenze vanno rispettate»; lo precisa la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, interpellata sul caso di Eluana Englaro. «Ho affrontato questo argomento – precisa la Bresso nel corso di un dibattito pubblico a Cuneo. È un argomento estremamente complesso, che richiede una legge e, al tempo stesso, che deve tenere conto della volontà del singolo». «Trovo spiacevole sottolinea Mercedes Bresso che una situazione tanto drammatica e delicata venga a volte trattata con superficialità». «Pensare che una vicenda così dolorosa possa trasformarsi in una gara al consenso facile è sbagliato. E lo sono anche certe semplificazioni, che non tengono conto della complessità dell`argomento trattato. È una questione di rispetto per Eluana conclude – e per il padre».
«Togliere il sondino? Far morire Eluana Englaro di fame e sete? Tanto valeva metterla di fronte al plotone di esecuzione». Lo afferma invece in una nota Isabella Bertolini (pdl).
Mentre l`esponente dell`Udc Luca Volontè si dice stupito «che una parte del Csm voglia aprire un fascicolo per condannare le critiche alla sentenza su Eluana».
Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl incalza: «Abbiamo affermato l`esigenza di approvare una legge sul testamento biologico, che sia fatta dall`incontro tra laici e cattolici. È evidente che una legge sul testamento biologico deve essere equilibrata, cioè non deve portare all`eutanasia, ma nemmeno vanificare la volontà dell`interessato, qualora essa ci sia e risponda ai requisiti indicati dalla legge».
«Tutte le vite sono degne di essere vissute. La giovane di Lecco ci ha dimostrato di essere viva quando è uscita dall`emorragia che l`aveva colpita qualche tempo fa. Dobbiamo imparare a riconoscere la vita quando ci si presenta con il suo mezzo. Dopo la vicenda di Eluana, tremiamo per chi è in stato di coma, ci terrorizza quello che potrebbe succedere. Non vorremmo che questa sentenza facesse da traino ad altre. Diciamo si, all`ascolto, e si all`alleanza terapeutica. Abbiamo
bisogno di una legge chiara». Lo ha detto Paola Binetti (Pd), durante i lavori del secondo appuntamento del laboratorio di Analisi socio politica promosso dal Centro di Aiuto alla Vita.
Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl annuncia che chiederà martedì che il Senato si dia tempi certi e rapidi nell`approvazione della legge sul testamento biologico.
Infine il presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, concordando sul fatto che «le leggi sono da rispettare e le sentenze da applicare. Per tutti», aggiunge: «Attenzione però a chiedere nuove leggi,
perché con questo parlamento sarebbe una legge contro il diritto individuale alla scelta e, dunque, contro Eluana».

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E il referendum pd é subito bocciato dai radicali

da il Corriere della Sera, pag.3 di Andrea Garibaldi – venerdì 31 ottobre 2008

CHIANCIANO (Siena) – Referendum sulla scuola? Contro il decreto Gelmini? I radicali, che sui referendum hanno costruito i migliori successi politici, che con i referendum hanno lanciato grandi lotte di minoranza, accolgono con gelo l’iniziativa di Veltroni, subito avallata da Di Pietro. Per motivi tecnici e di contenuto. D’altronde, i radicali, da ieri riuniti a congresso a Chianciano, convivono negli stessi gruppi parlamentari del Pd, ma si tengono stretta la loro identità.

Vediamo la questione tecnica. «Mi pare un errore, una sciocchezza – dice Rita Bernardini, ex segretario del partito, oggi deputato -. Non si possono fare referendum su materie finanziarie e di bilancio. E il decreto Gelmini è fatto soprattutto di questo». Resterebbe dunque poco da sottoporre al giudizio degli italiani, maestro unico, grembiule, voto in condotta. Ma la freddezza radicale è anche dovuta a un giudizio non negativo sul «pacchetto Gelmini». Un precedente illumina: nel ‘95, fra venti referendum sui quali i radicali raccolsero le firme, uno voleva cancellare l’abolizione del maestro unico nella scuola elementare. «Il «modulo» che aveva introdotto più maestri – racconta Marco Beltrandi, deputato radicale, protagonista delle battaglie in commissione di vigilanza Rai ci sembrava più che `altro un
escamotage sindacale per aumentare l’occupazione». E continua: «Io sono un fan della Gelmini. Gliel’ho anche detto…
Mi sembra che non si possa combattere per conservare la scuola così com’è. E poi: qual è il progetto alternativo del governo ombra del Pd? Non mi pare che finora sia emerso con chiarezza». Beltrandi specifica che nel partito radicale c’è comunque dibattito sul decreto Gelmini, radicali storici come Angiolo Bandinelli sono schierati contro. E Marco Pannella? Sta rintanato in albergo, si occupa di regolamenti e procedure congressuali e tuona: «I giornali devono occuparsi del congresso e non del referendum!».

Il congresso, dunque. E’ stato aperto dalla relazione della segretaria Antonella Casu, che con il tesoriere De Lucia e il presidente Bruno Mellano forma l’attuale gruppo dirigente. Fra i radicali vige l’incompatibilità tra incarichi parlamentari e di partito e quasi certamente i tre saranno riconfermati.

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Per non dimenticare Antonio e Anna

da Articolo21.info, di Silvana Aversa

Anna Politkovskaja e Antonio Russo. Due nomi i cui destini si intrecciano tragicamente. Entrambi giornalisti, entrambi uccisi nel mese di ottobre: Antonio il 16 nel 2000 a Tbilisi, in Georgia, Anna il 7 nel 2006 a Mosca. Sia la Politkovskaja che Russo si occupavano di Cecenia, e chi scrive di Cecenia muore. Così scriveva l’Information Safety and Freedom…

organizzazione di giornalisti a difesa della libertà di stampa, che aveva collegato in un comunicato stampa l’assassinio di Anna all’uccisione di Antonio. Entrambi avevano denunciato al mondo intero le atrocità perpetrate sulla popolazione civile cecena, ed entrambi erano diventati scomodi per il Cremlino.

Chi li ha uccisi e perché? Non ci sono ancora risposte a queste domande. Proprio in questi giorni è iniziato il processo-farsa per l’omicidio della Politkovskaja che vede alla sbarra tre ceceni, i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov e Sergheji Khadzhikurbanov. A due anni dalla sua morte il presunto esecutore materiale, Ruslan Makhmudov, è latitante e ricercato in Europa, mandante e movente sconosciuti, anche se secondo il procuratore generale Cajka il mandante è da ricercare all’estero alludendo chiaramente a Berezovsky nemico numero uno di Putin. Da poche ore abbiamo appreso la drammatica denuncia che Karina Moskalenko, l’avvocato che difende la famiglia della Politkovskaja, ha fatto alla Radio “Eco di Mosca”: “Mi hanno avvelenata con una sostanza che ha tutte le caratteristiche del mercurio”. Ancora una volta l’ombra dei servizi segreti russi, la sconcertante vicenda dell’avvocato ricorda il caso dell’ex-ufficiale dei servizi segreti russi Aleksandr Litvinenko. Ancora una volta si vuole oscurare la verità. Se qualcuno pensava che la Russia di Medvedev fosse cambiata si era sbagliato.

Se per Anna un processo-farsa si farà per Antonio non ci sarà nemmeno quello. Sulla sua morte non è stata fatta chiarezza anche se la matrice russa, è emersa subito dopo il suo assassinio. Nel suo ultimo intervento pubblico Russo aveva parlato del possibile uso dei proiettili all’uranio impoverito in Cecenia, in una conferenza sull’impatto ambientale della guerra in Cecenia che la Federazione Russa aveva fortemente contrastato. Qualche giorno, prima della sua morte, Antonio aveva parlato alla madre di una videocassetta sulle torture e le violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena. Probabilmente, si trattava delle prove che Russo aveva raccolto sull’utilizzo di armi non convenzionali contro i bambini ceceni.
Il corpo di Antonio fu ritrovato sulla strada che da Tbilisi porta al confine con l’Armenia, su quella strada all’epoca c’era una base russa. Antonio morì per schiacciamento della cassa toracica: Mamuka Areshidze, un ex parlamentare che aiutò Russo in Georgia, ha detto: “Penso che sia stato ucciso perché qualcuno voleva occultare il materiale che lui aveva raccolto: questo è il motivo per cui le cassette sono scomparse. So che gli agenti delle forze di sicurezza sono esperti nella tecnica di schiacciare le persone a morte senza lasciare nessun segno di violenza”.

Anche la Politkovskaja aveva del materiale scottante sulla Cecenia che stava per essere pubblicato. Chi l’ha uccisa credeva di averla messa a tacere per sempre sparando quei 5 colpi. Invece Anna attraverso i suoi scritti continua ad urlare oggi più che mai la sua lotta contro l’ingiustizia, diventando simbolo di libertà e democrazia.
Lei che non indossava casacche di nessun partito è diventata l’anima ispiratrice dei gruppi più forti dell’opposizione, di tutti coloro che in Russia vogliono una Russia democratica, un’Altra Russia. “Anna la sua vita, la morte e la sua luce sono diventati la fiamma dell’opposizione intera. Ognuno di noi si spartirà i sogni della sua anima” ha detto Garry Kasparov ex campione di scacchi e principale esponente dell’opposizione.

Antonio Russo, a 8 anni dal suo assassinio, è stato ricordato in una conferenza stampa a cui ha aderito anche l’Associazione Annaviva. La conferenza si è tenuta sotto il palazzo dell’Eni all’Eur per richiamare i dirigenti dell’Ente Nazionale Idrocarburi e il governo italiano, azionista di maggioranza, a non subordinare il rispetto della democrazia e dei diritti umani in Russia agli interessi economici e agli accordi commerciali che vengono sottoscritti dall’asse Roma-Mosca.

Hanno ricordato Antonio Russo Massimo Bordin, Direttore di Radioradicale, Marco Perduca, senatore radicale eletto nel Pd, membro della Commissione Esteri. Sono intervenuti, inoltre Bruno Mellano, presidente di Radicali Italiani e Nodar Gabashvili, ex-viceministro degli Affari Esteri della Repubblica della Georgia, Michele Ded Lucia, tesoriere di Radicali Italiani.

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Protesta contro strage delfini in Giappone

da Il Tempo; pag. 45

«Delfini e balene appartengono al mare», con slogan scritti su cartelli gli Animalisti italiani hanno manifestato all`ambasciata del Giappone per protestare contro la mattanza di questi cetacei. «Da settembre a marzo«, ha spiegato Ilaria Ferri, direttore scientifico di Animalisti italiani, «i pescatori catturano e uccidono circa 23mila piccoli cetacei». Intanto Bruno Mellano dei Radicali Italiani annuncia un`interrogazione al governo perchè faccia sentire la propria voce.

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Inferno Vallette “Troppi detenuti”

da La Stampa – ed. Torino; di Grazia Longo

Troppi detenuti e troppe poche guardie carcerarie. «Con l’unica differenza che queste ultime, rispetto a un anno fa fanno meno assenze, crollate del 50%, forse per effetto della manovra del ministro Brunetta». Per il secondo anno consecutivo, l’esponente radicale Bruno Mellano ha dedicato la mattina di Ferragosto alla visita del carcere delle Vallette.
Un’iniziativa promossa dal suo partito sull’intero territorio nazionale. «Torino conferma l’allarme sovraffollamento – racconta all’uscita – tornato spesso a dimensioni come quelle che hanno preceduto l’indulto, cancellando gli effetti benefici che aveva portato il provvedimento di clemenza». Nel dettaglio «qui al Lo Russo e Cotugno, a fronte dei novecento posti previsti, i reclusi sono 1.376. Nella sezione “nuovi giunti”, poi, sono stati sacrificati degli spazi comuni per collocarvi letti a castello a tre livelli». Non va tanto meglio per quanto riguarda gli agenti di polizia penitenziaria «l’organico reale è di 550 persone, mentre altre 150 sono distaccate altrove. Il Nucleo traduzioni, per gli spostamenti dei detenuti, è invece di 200 agenti».
Alla visita hanno partecipato un’altra militante dei Radicali, Iolanda Casigliani, e la consigliera regionale Mariangela Cotto (Pdl). Bruno Mellano aggiunge che «non è vero che in carcere sono tornate le persone messe in libertà con l’indulto. Il punto è che a riempire le carceri è la legislazione vigente in materia di droga e immigrazione».
Iolanda Casigliani interviene «sull’esigenza di lavorare sono un tempo interminabile». Ma c’è un’altra importante questione che sta molto a cuore e per la quale la radicale Casigliani si è battuta. Riguarda i fondi destinati alle carceri italiane: «Nella Cassa delle ammende ci sono 150 milioni di euro a disposizione dei penitenziari, ma dal 2004 ne stati erogati solo 15. La Corte dei Conti ha dato 6 mesi di tempo per mettere le cose in regola. Speriamo ciò avvenga».
La consigliera regionale Pdl Mariangela Cotto – impegnata sul versante sociale sin dai tempi in cui era assessore regionale nella giunta Ghigo – ricorda che «le condizioni dei detenuti vanno sempre monitorate. Tra i dati positivi mi sembra giusto rammentare la presenza, dentro il carcere delle Vallette, di 23 operatori sociali a carico della Regione Piemonte. La loro attività è assai preziosa perché assiste i reclusi nel loro percorso individuale di recupero».
Tra gli aspetti, infine, che più hanno toccato le corde più profonde di Bruno Mellano, la presenza di 4 bambini, figli di detenute: «Il più piccolo ha 2 mesi, il più grande 2 anni e 4 mesi. Hanno tutti i nomi italiani, nonostante le loro origini straniere».

Raddoppiano le celle al Cerialdo

da La Stampa – ed. Cuneo; di Massimo Mathis

Su 209 persone detenute al «Cerialdo», 77 sono in regime di «carcere duro», il 41 bis per criminalità organizzata, terrorismo o eversione. Quarantacinque i giovani tra 18 e 25 anni, di cui solo 6 italiani. Pochi sono «dentro» dopo aver commesso reati in provincia di Cuneo: la maggior parte è stata giudicata altrove, a Torino o nel resto d’Italia. Molti, invece, attendono ancora di sapere se sono colpevoli e l’ammontare della pena.
Questa la condizione attuale del carcere del capoluogo, che è stato visitato a Ferragosto dal deputato del Pdl Enrico Costa, membro della Commissione Giustizia della Camera, su invito del presidente dei Radicali Italiani Bruno Mellano. Della delegazione faceva parte anche il tesoriere dei Radicali Michele De Lucia.
«L’indulto – spiega l’onorevole Enrico Costa – ha consentito alla direzione del carcere di Cuneo di avviare lavori di adeguamento della struttura. Le capienza massima delle celle è scesa da 6 a 4 persone. All’interno, il clima è sereno e c’è reciproca collaborazione tra personale e detenuti. Ma, come in tutto il Nord Italia, i problemi non mancano. Un esempio: gli intoppi burocratici dovuti agli effetti della recente riforma che ha trasferito sotto il ministero della Salute, quindi in capo ad Asl e Regioni, anche la sanità delle case di reclusione che prima dipendeva direttamente dall’amministrazione carceraria». «In seguito a questa riforma – prosegue Mellano – oggi all’Asl di Cuneo fanno capo ben tre carceri: Saluzzo, Fossano e Cuneo. Un’anomalia che, presto, andrà considerata».
Alto il numero di detenuti tossicodipendenti, una sessantina (6 sono in cura con il metadone). Il vero guaio per chi è in carcere resta l’occupazione. «Solo una ventina di reclusi – denunciano Costa e Mellano, che nei prossimi mesi visiteranno anche la sezione del 41 bis – lavorano alle dipendenze dell’amministrazione carceraria (in cucina, in giardino, a fare la spesa, impiegati in manutenzioni o per le pulizie). E nessuno trova occupazione in aziende esterne, che sono ancora poco incentivate a offrire opportunità di recupero e reinserimento a chi ha subito una condanna». Ci sono celle per fumatori. In cortile, quasi a memoria storica di quel periodo, restano i pali di sicurezza installati negli anni di piombo per scongiurare tentativi di evasione in elicottero da parte di militanti nelle Brigate rosse. Come segnalato dai dipendenti in ripetute proteste l’autunno scorso, anche a Cuneo come nel resto delle carceri italiane manca personale. Su 234 addetti assegnati in organico, 41 sono «distaccati» altrove. E solo 180 restano effettivamente disponbili per i turni di sorveglianza nell’istituto. La capienza massima del Cerialdo è di 270 persone: da mesi si lavora per costruire nuove celle, mentre altre sono state rimesse a norma. Entro un paio d’anni, dovrebbe essere inaugurata un nuovo padiglione del carcere. Ultimata, l’ala dovrebbe ospitare duecento detenuti raddoppiando, di fatto, l’attuale capienza della casa di reclusione.

E Assisi suona il “Campanone delle Laudi”

Da Il Secolo d’Italia – pag. 4/5 – di Desiree Ragazzi

Sono le quattordici quando i rintocchi del «Campanone delle laudi» della torre civica di Assisi si espandono sulla cittadina e sulla valle come un forte richiamo in difesa dei diritti umani. A Pechino nello stesso minuto le lancette segnano le otto e in un gioco di colori pirotecnici si aprono ufficialmente i Giochi olimpici. In contemporanea Assisi lancia al mondo un messaggio «di pace e di non violenza» in favore del Tibet. È avvenuto nel corso della manifestazione promossa dal Partito radicale e dal Comune umbro, con il sostegno dell’Anci dell’Umbria e l’adesione trasversale di partiti, enti e associazioni. Presenti, fra gli altri, Emma Bonino, Bruno Mellano, il presidente del gruppo interparlamentare per il Tibet, Matteo Mecacci (Ri-Pd), e il vicepresidente, Lucio Malan del Pdl. Anche il ministro Giorgia Meloni e il segretario dell’Ugl Renata Polverini hanno dato la loro adesione.
«Speriamo – dice Emma Bonino – che queste campane, a partire da Assisi, risuoneranno nelle orecchie di tanti amici cinesi che ci chiedono di esserci ora che i riflettori sono accesi, ma noi ci saremo anche quando si saranno spenti». La «contromanifestazione olimpica» prende il via con un seminario sui diritti civili e la libertà di religione.

«Con le Olimpiadi di Pechino – dice il Lama – la comunità internazionale ha dato alla Cina una grande occasione di propaganda, ma questa è una mancanza di responsabilità sulla quale bisognerà riflettere in futuro. È responsabilità del mondo premiare chi rispetta i diritti umani, ma se si premia un Paese che non segue la linea internazionale di rispetto dei diritti umani, è una mancanza di responsabilità». Nel corso dell`incontro Veronica Melelli, dell`associazione «Falun Dafa – Falun Gong», chiede di ricordarsi, guardando le Olimpiadi alla televisione, che accanto alla sede dei Giochi ci sono campi di concentramento in cui le persone vengono torturate e poi uccise. Diverse decine di persone partecipano con bandiere del Tibet e striscioni con messaggi a favore dei diritti umani, e ci sono anche i gonfaloni di diversi Comuni italiani. Una manifestazione, spiegano i promotori, non contro qualcosa, ma a favore di qualcosa, cioè per la pace, la democrazia e il rispetto dei diritti umani.

C`è anche uno spettacolo con musiche dei monaci tibetani. Il sindaco Claudio Ricci e il lama Lobsang Samten distendono una grande bandiera del Tibet alla finestra del palazzo comunale con il sottofondo di musiche tibetane.

«Noi vogliamo proporre la nostra riflessione – spiega Bruno Mellano, presidente dei Radicali – non attraverso il boicottaggio dei Giochi che sarebbe stato facile ma non attuabile, ma attraverso l’utilizzo di questo palcoscenico mediatico che è Assisi per spiegare che siamo per una Cina libera non contro i cinesi ma per chiedere libertà di professare la loro religione, libertà di diritto, di diritti sindacali. Occorre tradurre in concretezza le dichiarazioni universali».

Un messaggio di solidarietà arriva da Giorgia Meloni che nei giorni scorsi aveva chiesto agli atleti di testimoniare a Pechino il loro dissenso sui diritti umani: «Desidero salutare tutti gli organizzatori e i partecipanti alla manifestazione di Assisi per il rispetto e la promozione dei diritti umani nel mondo. L`iniziativa è di particolare rilievo perché si svolge in concomitanza con l`apertura dell’Olimpiade cinese, una preziosa opportunità di fratellanza tra i popoli che deve rappresentare necessariamente anche una sollecitazione significativa sul tema della libertà, della tolleranza civile e religiosa. Queste sono state le ragioni che hanno giustificato l’assegnazione dei Giochi alla Cina, dunque mi sembrerebbe improprio oltre che ingiusto dimenticarlo proprio in occasione dello svolgimento degli stessi».

Per il ministro sarebbe «incoerente» con il suo «percorso esistenziale e politico disinteressarmi della questione dei diritti civili in Cina, come a Cuba, in Darfur, in Bielorussia e in altre aree del mondo in cui è particolarmente crudele la loro repressione. Non sono in grado di dire se si tratti di una battaglia di destra o di sinistra, riferendomi al dibattito apparso su alcuni quotidiani. Ma sono certa che si tratti di una battaglia giusta e, reputandola tale, mi assumo la responsabilità di parteciparvi con lealtà e coraggio. Il mio augurio conclude la Meloni – è che a Pechino tutto vada per il meglio, magari anche con qualche bella soddisfazione per lo sport italiano, ma non voglio ignorare il dolore di tanti, di troppi. Ringrazio e saluto i partecipanti e spero nella migliore riuscita dell`iniziativa». Alla manifestazione partecipa con una propria delegazione anche l’Ugl «per sostenere una battaglia doverosa a tutela dei diritti umani». Renata Polverini, impegnata ieri a Pescara per la commemorazione della tragedia di Marcinelle, ricorda che «pure i diritti dei lavoratori troppo spesso vengono negati con un prezzo altissimo pagato in termini di vite umane, soprattutto in Cina». «La manifestazione ad Assisi in concomitanza con l`apertura dei Giochi olimpici, che evocano valori come la pace e la fratellanza, rappresenta un segnale importante – conclude Polverini – cui abbiamo voluto contribuire a difesa di diritti inalienabili sistematicamente calpestati, in Tibet e purtroppo anche in altri parti del mondo».

Al termine della manifestazione sono lanciati due appelli per gesti concreti di amicizia con il popolo tibetano. In particolare, il sindaco della città chiede al governo cinese di concludere i Giochi olimpici con una stretta di mano con il popolo tibetano, «un gesto simbolico di amicizia perché solo così la fiaccola olimpica non si spegnerà». Lo stesso sindaco inoltre invita il primo atleta italiano che vincerà una medaglia d`oro a donare una copia al popolo tibetano, «come gesto sacro di amicizia e di speranza».

Ecco il racconto della nostra festa non violenta ad Assisi

Da Il Riformista – pag. 3 – di Francesco Pullia

Non è stata una manifestazione di protesta, come è stato costantemente sottolineato, ma una festa che, nel segno della non violenza e dell`affermazione dei diritti umani, ha unito una pluralità di voci. Mentre i riflettori erano puntati sull`inaugurazione, enfaticamente spettacolare, di queste controverse Olimpiadi, da Assisi in perfetta concomitanza di fuso orario i suoni delle telescopiche trombe tibetane e i toni cupi di sgargianti tamburi raggiungevano in una singolare quanto affascinante commistione i rintocchi delle campane delle laudi. Dal palco, nella piazza antistante il palazzo comunale, il giallo e l`amaranto dei monaci, insieme ai colori delle bandiere tibetane, hanno fatto da sfondo, non da contorno, alle parole dei numerosi intervenuti all`iniziativa testardamente voluta dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito e dal Comune di Assisi, in collaborazione con l’Anci regionale umbra.

Prima, alle 11, un convegno sulla libertà religiosa, introdotto dal sindaco Claudio Ricci, soddisfatto e visibilmente emozionato per la riuscita, oltre ogni attesa, dell`iniziativa, con la partecipazione dell’arcivescovo monsignor Domenico Sorrentino, di Lama Lobsang Phende, del senatore Lucio Malan, vicepresidente dell`intergruppo parlamentare per il Tibet e, particolare niente affatto irrilevante, valdese, di Valentina Melelli, del Falun Dafa, movimento perseguitato dal governo cinese, di Paolo Raffaelli, presidente regionale dell`Associazione nazionale dei comuni d`Italia, e concluso da Emma Bonino che, rifacendosi anche agli eventi politici che in questi giorni hanno scosso lo scenario internazionale e al lungo impegno transnazionale dei radicali, ha messo in evidenza il legame tra la lotta nonviolenta dei tibetani e quella di altri popoli, come gli uiguri, i montagnard nel Vietnam del Nord, i birmani, i ceceni, e di tante donne che, in situazioni troppo dimenticate, si battono contro soprusi, violenze, sopraffazioni. Poi, in piazza, sull`ampio palco, dove Bruno Mellano, presidente di Radicali Italiani e coordinatore della giornata, ha chiamato uno ad uno ad alternarsi i diversi oratori, le musiche tradizionali dei monaci hanno scandito gli appassionati messaggi, densi di amarezza e, nello stesso tempo, ricchi di speranza dei vari relatori come quelli del presidente della comunità dei tibetani in Italia, Thupten Tenzin, e dell`instancabile Dechen Dolkar, dell`Associazione delle donne tibetane. Non sono mancati colpi di scena come lo srotolamento da parte del sindaco Ricci e di Lama Phende, da una delle finestre della storica sede municipale, di una bandiera tibetana lunga più di quattro metri, e, poco prima che dalla Torre del popolo cominciassero a diffondersi le gravi e potenti vibrazioni delle campane, la consegna sempre da parte del primo cittadino di Assisi di una simbolica medaglia d`oro ad un rappresentante tibetano. L’accensione di fumogeni rossi, mentre la televisione trasmetteva le prime immagini della messinscena olimpionica, seguita dall`esecuzione dell’inno del Tibet libero, ha coronato l`invito, espresso a chiare lettere da Emma Bonino, a non abbassare la guardia subito dopo i giochi di Pechino. La gara per la libertà in Cina non può arrestarsi.

I rintocchi del campanone di Assisi per una soluzione pacifica in Tibet

da il Mattino – pag. 5 – di Isabella Vistolesi

Assisi. Il «Campanone delle laudi», che dalla torre civica di Assisi suona solo nelle occasioni più importanti, ha fatto sentire i suoi rintocchi, alle 14, per alcuni minuti, in concomitanza con l’apertura dei Giochi: così dalla città di San Francesco, simbolo di pace e di dialogo, è stato lanciato un «forte richiamo al rispetto dei diritti civili», in Cina e in tutti i Paesi del mondo.

E’ avvenuto nel corso di una manifestazione promossa dal Partito radicale e dal comune umbro, con il sostegno dell’Anci dell`Umbria e l`adesione trasversale di partiti, enti ed associazioni. Presenti, fra gli altri, il vicepresidente del Senato, Emma Bonino, il presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, il presidente del gruppo interparlarnentare per il Tibet, Matteo Mecacci (Ri-Pd), ed il vicepresidente, Lucio Malan (Pdl). Anche il ministro Giorgia Meloni ha dato la propria adesione, inviando un messaggio di saluto. «È giusta – ha scritto – la battaglia per i diritti civili» in Cina come in altri Paesi. «Speriamo che questa campana, a partire da Assisi – ha detto Emma Bonino – risuoni nelle orecchie di tanti amici cinesi che ci chiedono di esserci adesso che i riflettori si sono accesi, ma anche quando si saranno spenti».

Una manifestazione – hanno spiegato i promotori – non contro qualcosa, ma a favore di qualcosa, cioè per la pace, la democrazia ed il rispetto dei diritti umani. Le musiche tibetane hanno fatto da sottofondo all’esposizione di una grande bandiera del Tibet ad una finestra del palazzo comunale, da parte del sindaco della città, Claudio Ricci (alla guida di una giunta di centro destra), e del Lama Lobsang Samten, che è in esilio dagli anni Sessanta.