ImmagineCon l’annucio della nomina di Emma Bonino alla carica di Ministro degli Affari Esteri del Governo italiano si può dire che, per una volta, in questa occasione, si sono riconosciute le capacità e le competenze, l’esperienza e l’apprezzamento mondiale di una donna che, ad oggi, è ancora più apprezzata all’estero che in patria, più apprezzata dalla gente che dalle classi dirigenti.
 
Una esigua minoranza fra i cittadini italiani conoscono l’impegno ed i successi delle battaglie radicali in campo transnazionale: dalla lotta per la costituzione del Tribunale Penale Internazionale alla battaglia per la moratoria delle esecuzione capitali nel mondo e per l’abilizione completa della pena di morte, dalle iniziative all’ONU per la condanna delle mutilazione genitali femminili alle campagne per il Tibet, per i diritti umani e la libertà religiosa.
 
Gli italiani sul finire degli anni ’90 hanno scoperto che la pugnace militante radicale era universalmente apprezzata nel ruolo di Commissaria Europea agli Aiuti Umanitari ad alla Pesca, e poi hanno potuto brevemente apprezzarne l’azione di Ministro delgli Affari Europei e Politiche Comunitari, svolto da Emma fra il 2006 ed il 2008, ma poco o nulla hanno sin ora potuto sapere e conoscere dell’incessanti iniziative messe in campo da Emma con i radicali e le organizzazioni costituenti il Partito Radicale Nonviolento, in particolare Nessuno tocchi Caino e Non c’è Pace Senza Giustizia.
 
Forse il paese avrà ora la possibilità di conoscere, assieme al lavoro prezioso che Emma sicuramente assicurerà al Governo in questa fase politica così complecata e difficile, anche la storia sua e dei suoi compagni, storia di lotte e di battaglie spesso vinte per conto dell’Italia e dell’Europa.
 
A nome e per conto dei militanti radicali cuneesi, auguro ad Emma di continuare il suo lavoro da questa postazione di lotta e di responsabilità.

ImmagineIl 20 marzo è iniziata la raccolta di firme a sostegno della Proposta di iniziativa popolare sul “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia” per suscitare un dibattito parlamentare sul tema del fine-vita. Ne abbiamo parlato con Bruno Mellano, politico e attivista dei Radicali.
La raccolta di firme per la proposta di legge è iniziata già da un paio di settimane – ci spiega Mellano – con un invio a tutti gli 8100 comuni italiani da parte dell’associazione Luca Coscioni del materiale utile. Speriamo che questa volta, anche alla luce dei cambiamenti che ci sono stati in Parlamento, la proposta possa essere uno strumento valido ed efficace, corredata dalle 5o mile firme per poter innescare, proprio dentro il Parlamento, quel dibattito sull’eutanasia e sul testamento biologico che fino ad ora non siamo riusciti a far decollare, neanche nel momento della grande attenzione sul caso Welby o in quello Englaro. Il Parlamento se ne è occupato solo per fare steccati cercando di fare una norma contro il testamento biologico. Con questa proposta di legge, con calma e attenzione ora vorremmo cercare di costringere il Parlamento ad affrontare un tema che non è più prescindibile dalla lotta politica.

Qualcuno dice che ci sono temi più importanti per il Parlamento: cosa ne pensa?
Sicuramente i tempi sono convulsi, c’è grande difficoltà, c’è un impasse politica non indifferente. Ma se il Parlamento comincia a discutere di temi concreti e trovare delle soluzioni per le questioni aperte, forse potrebbe essere l’unico modo per innescare alleanze, in modo chiaro. Chi non vede la realtà dell’eutanasia clandestina nel nostro paese e la necessità di regolare il fine vita e dare delle risposte ai tanti cittadini che lo chiedono, è la stessa classe politica che pensa di risolver i problemi con dei giochetti di partito. Questa è una battaglia di gente che crede in delle idee. ma non per imporle agli altri, ma per permettere a tutti di esprimere sé stessi. Con tutti i parlamentari che abbiamo , non credo sia impossibile fare una commissione che si occupa di questo tema, per poi farlo arrivare in aula e al voto. Il problema del Parlamento è farlo funzionare, non evitare di discutere i problemi.

I cittadini sembrano sempre più favorevoli ad un fine-vita dignitoso
Le statistiche ufficiali, anche se non sono mai illustrate nei grandi talk show televisivi,  dicono che una maggioranza dei cittadini è favorevole ed interessata, disponibile e favorevole ad una regolamentazione: i cittadini pensano che una legge, buona e chiara, che permetta a ciascuno di fare le proprie scelte individuali sia molto meglio rispetto agli interventi non regolamentati.

La raccolta di firme: come procede nel cuneese?
La proposta di legge ha l’obbligo di avere 50mila firme in sei mesi. Abbiamo cominciato con una serata a Cavallermaggiore, cercando di creare momenti di dibattito e confronto, anche di opinioni diverse, e di poter dare la possibilità di apporre la propria firma per chi sarà convinto di farlo. Nel frattempo abbiamo dato forza all’iniziativa nazionale. Sappiamo benissimo che un conto è l’invio del materiale e l’altro l’effettiva disponibilità delle segreterie comunali a mettere a disposizione i moduli vidimati dal segretario comunale all’attenzione del pubblico. Per ora a Saluzzo, Cuneo, Cavallermaggiore, Fossano, Trinità, Alba, Bra, Mondovì, Dronero, Borgo San Dalmazzo, Savigliano, e a Villafalletto sono per certo disponibili in segreteria comunale i moduli: si può andare facilmente, leggere la proposta di legge e firmare. Noi faremo una serata con un gruppo di giovani di Dronero, venerdì 10 maggio con Mina Welby e speriamo con altri interlocutori in modo da creare un bel dibattito. La risposta dei sindaci e degli amministratori del cuneese è stata bella e ricca.

Quante firme fino ad ora?
Il dato è molto capillare e diffuso, la campagna è appena cominciata, ma terminerà il 14 settembre 2013. So che anche in provincia di Torino ci sono stati molti banchetti con una buona risposta. Non è così facile, per fare la raccolta firme ci vanno molte pratiche burocratiche. La partecipazione democratica è garantita dalla Costituzione, ma non certo facilitata dalle istituzioni.

Intervista rilasciata a Radio Beckwith Evangelica il 15/04/2013

ImmagineFra pochi giorni i parlamentari ed i delegati regionali saranno convocati a Montecitorio per l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica. Tutti i sondaggi e le varie votazioni on line realizzati o commissionati dai principali mezzi d’informazione indicano una scelta univoca: Emma Bonino è la preferita. Moltissimi uomini e donne, di centro, sinistra e destra, vorrebbero Emma nel delicato ruolo di Capo delle Stato. Come si può sostenerla? Una teoria sociologica indica in appena 6 gradi di separazione la distanza fra ciascuno di noi e chiunque altro nel mondo. Attraverso appena 6 persone ciascuno può trovare un contatto con il più sperduto aborigeno australe, con il Presidente degli Stati Uniti, con le popolazioni amazzoniche o con il Dalai Lama. Dunque – ci piaccia o no – sono molti meno i gradi di separazione fra ciascun cittadino italiano ed i “grandi elettori” che si apprestano a scegliere l’inquilino del Quirinale per i prossimi 7 anni. Tutti si possono attivare e ciascuno è in quota parte responsabile della delega affidata: chiediamo ai “nostri” eletti un voto per Emma. Chiediamolo singolarmente e direttamente agli eletti cuneesi, facendo finta che esista – con questa pessima legge elettorale – un collegamento fra eletti e territorio. Chiediamolo anche agli Amministratori comunali, provinciali, regionali: loro possono farsi sentire ed influire. Certamente Emma, gradita oggi come nel 1999 ad una larghissima maggioranza di italiani, non ha con sé la forza di un partito o di una coalizione, ne tanto meno ha lobby influenti alle spalle, ma solo una storia di battaglie sociali e di impegno personale. L’Italia rischia dunque di non utilizzare la risorsa preziosa rappresentata da una piccola e tenace donna cuneese di grandi capacità, competenze, esperienza ed apprezzata internazionalmente: possiamo permettercelo? Io non credo.

ImmagineCari compagni,

Noi sottoscritti militanti radicali piemontesi, attivi da anni in Provincia di Cuneo, abbiamo deciso di rendere pubblica una riflessione condivisa sulla situazione politica interna alla galassia delle organizzazioni radicali.

Con particolare riferimento alle evoluzioni degli ultimi tre anni e con davanti agli occhi le ultimissime vicende della campagna elettorale per come l’abbiamo vissuta in Piemonte, noi pensiamo sia necessario ed urgente riportare a centralità politica il soggetto “Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale Transpartito”. Solo partendo da una riorganizzazione operativa della “galassia” – ai suoi vari livelli – possiamo ambire – con le forze che abbiamo – a svolgere un ruolo politico fecondo ed efficace.

Avere come centrali – innanzitutto nel proprio impegno politico personale – gli obiettivi nonviolenti, transnazionali e transpartitici non esime il singolo o i gruppi di militanti ad organizzare una presenza visibile e coordinata sul territorio dove ciascun radicale vive ed opera, ha contatti e relazioni, anzi crediamo sia giunto il momento di rilanciare la proposta di costituire associazioni legate al Partito Radicale, ovunque a cominciare dalle aree del territorio italiano dove la mobilitazione per garantire la presenza elettorale “di resistenza” dei radicali ha rilevato una capacità organizzativa, di interlocuzione, di militanza forse inaspettata, anche laddove si è rivelata comunque inadeguata.

Non si tratta solo di una questione logistica, di difficoltà fra i centri (Torino, Roma, Bamako) e le periferie (Cuneo, Novara, Verbania, ecc.): noi pensiamo che gli ultimi anni ed in particolare gli ultimi mesi abbiano fatto emergere in modo evidente la necessità di riorganizzazione delle iniziative radicali (ad esempio le campagne contro la pena di morte, contro le mutilazioni genitali femminili, per il Tribunale Penale Internazionale, per l’autonomia del Tibet, per la verità sulla guerra in Irak, per la denuncia del regime partitocratrico italiano, per la giustizia e la libertà attraverso l’amnistia e la denuncia della situazione delle carceri), per rafforzare il Partito Radicale, e non le singole associazioni tematiche o territoriali.

Nello specifico del Piemonte, noi pensiamo che intanto si possa cominciare scaricando dalle spalle di alcuni compagni torinesi l’onere, sempre più illusorio e fuorviante, di rappresentare “i radicali piemontesi”. E’ inutile negare che per ruoli e per scelte, per metodo e per contenuti, in molte, moltissime, troppe occasioni ci siamo trovati ad avere appiccicati addosso “in quanto radicali piemontesi” posizioni e modalità non condivise e non condivisibili (un solo esempio: i Radicali rottamano Pannella della campagna pro-Renzi).

E’ per questo che, nel ribadire e riconfermare il nostro impegno radicale – nelle forme e nei modi in cui ciascuno saprà e vorrà responsabilmente assicurare la propria militanza – pensiamo possa essere utile – non solo a noi radicali di periferia – annunciare oggi l’intenzione di costituire un’associazione legata al Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito richiamandoci alla figura ed al pensiero di Hannah Arendt.

Invitiamo, infine, gli amici ed i compagni piemontesi di altri territori, e pensiamo ai compagni di Novara e del Verbano che più di altri hanno saputo garantire la raccolta firme per le liste radicali, di riflettere sulla necessità di organizzazione anche al fine di un più efficace e necessario coordinamento nelle scadenze che certo non mancheranno e già si intravedono.

Si tratta anche, lo ribadiamo, di non lasciare soli in una responsabilità che non ha più senso di esistere alcuni compagni torinesi – sempre i soliti – nel dover/voler rappresentare la realtà radicale di un’itera regione che è – per fortuna – molto più varia, ricca, articolata di quanto oggi possa apparire all’esterno.

Fossano, 1° marzo 2013

Rosanna Degiovanni
Marco Filippa
Bruno Mellano
Gianni Pizzini
Flavio Provenzale

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