Preoccuparsi anziché occuparsene è, per alcuni aspetti, anche un vizio collettivo, oltre che individuale. Un tragico limite globale. Ci si crogiola nella sensazione dell’ineluttabilità di un evento, ci si lascia cadere, dolcemente, nel panico paralizzante o, meglio ancora, ci si lascia prendere dal dolore di una perdita futura, ineludibile. Una pre-occupazione che perde la propria radice lessicale, e diventa non una sensazione che viene prima dell’azione di fronteggiare il problema, ma ne assume il posto dell’azione, la sostituisce, la inibisce. Le nostre “preoccupazioni caucasiche” che oggi abbiamo presentato, in un piccolo, forse parziale rapporto di realtà umane e territoriali apparentemente lontane da noi, vuole invece recuperare almeno il senso della parola. situazioni di crisi esistenti ma congelate dai blocchi di potere per evitare di doversene occupare solo dopo. Dopo il sangue, la morte, la distruzione. Dopo. A babbo morto. Preoccupazioni caucasiche contro le “occupazioni” caucasiche. La forza di un allarme che mobilita, che smuove, che feconda un avvenire diverso: perché, davvero, “non c’è pace senza giustizia”.

Comportamenti, atteggiamenti, movimenti. Colori, forme, odori. Istinti, intelligenze, riflessi. Un intero mondo: il nostro, governato da leggi universali e perenni! Un pianeta che diventa unico ed irripetibile perché si trasforma in ambiente per la vita, nelle sue più diverse e diversificate varietà. Nei vari ordini.
Animals in love” è una pellicola in giro nelle sale estive semivuote che, forse, non sarà facile trovare nella capillare distribuzione cinematografara italiana, ma che è assolutamente imperdibile. Se lo trovate, vedetelo.
Nel sedervi in sala pensate al rischio di una fine irreversibile, di una sconfitta irrecuperabile, di un’estinzione della speranza prima ancora di biodiversità: potrebbe essere l’atteggiamento più opportuno per apprezzare appieno questo film.
Lo sguardo innamorato del regista è tutto per la potenza della legge universale dell’amore che regge l’ordine naturale, gli occhi consapevoli dello spettatore possono apprezzarne la forza e la bellezza, in primo
luogo visiva, ma anche coglierne, nello stesso tempo, la drammatica fragilità. Il “per sempre”, infatti, non è una dimensione della finitezza del nostro territorio di vita.

In occasione della chiusura delle olimpiadi cinesi, Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Come avevamo immaginato - ma purtroppo molto meno di quello che avevamo sperato e di quanto sarebbe stato necessario - queste olimpiadi sono state un’occasione storica per far sentire la voce degli oppressi al regime cinese. In parte tentativi di utilizzati il palcoscenico delle olimpiadi di Pechino per rafforzare la lotta per i diritti umani sono stati vani e inadeguati, in parte sono stati di qualche efficacia. Ora però dobbiamo scongiurare il rischio che lo spegnimento della fiaccola olimpica sia la metafora dello spegnimento di ogni speranza di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini cinesi e di genuina autonomia per le tante minoranze, a partire dai Tibetano, dagli Uiguri, dai Mongoli dell’interno. Tra poche settimane il Governo tibetano in esilio proporrà un piano per una reale autonomia del Tibet, all’interno della Repubblica Popolare di Cina. Le Diplomazie, i Governi, i cittadini, le opinioni pubbliche, non devono lasciare solo il Dalai Lama. Dobbiamo insieme continuare questa lotta che troppo spesso e per troppi anni, ha visto silenti e complici quasi tutti. Auspico che tutti quanti coloro che hanno levato la propria voce per la democrazia e la libertà, non cessino di essere con noi Radicali, con i Tibetani, con gli Uiguri, per una Cina libera e democratica”.

Carlo Chiama, segretario torinese del Pd, è intervenuto oggi con una dichiarazione polemica contro i Radicali, pubblicata da un importante quotidiano nazionale nelle pagine piemontesi nel riferire della discussione politica sull’organizzazione della Festa democratica di Torino.

Secondo quanto riporta il virgolettato di Repubblica, Chiama avrebbe, tra l’altro, dichiarato: “…In ogni caso mi chiedo se non sia troppo comodo, dopo che una loro esponente, Emma Bonino, è stata eletta con il nostro contributo, qui in Piemonte, farsi sentire solo oggi, e per protestare. Perché da aprile i Radicali non li abbiamo più visti”.

Dichiarazione di Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani:

“Visto che considero letteralmente incredibili le dichiarazioni di Carlo Chiama, voglio rendere pubblici alcuni dei miei personali, ripetuti tentativi di fare iniziative assieme agli amici e compagni del Partito Democratico piemontese.
Ho proposto, telefonando direttamente e personalmente, a quasi tutti gli eletti (nazionali e regionali) del PD di visitare assieme dapprima il CPT di Torino (in occasione della morte di un cittadino magrebino il 25 maggio) e poi la Casa di Reclusione delle Vallette (in occasione della mobilitazione nazionale del 15 agosto), ma non è stato possibile trovare nessuno che accompagnasse la delegazione radicale. Abbiamo fatto diversamente, senza problemi, ma anche senza i “democratici”. Inutili anche i tentativi di coinvolgere gli eletti del PD sulle questioni del Tibet, che in questi mesi ci hanno visti protagonisti a livello nazionale e regionale. Con numerosissime iniziative anche a Torino. A vuoto infine anche i tentativi di parlare dell’esito delle elezioni di aprile e del dopo elezioni: scarse le presenze di “democratici” alla nostra assemblea dei mille a Chianciano per discutere su che fare e come farlo.
Forse Chiama non ha più visto i Radicali perché noi abbiamo continuato a fare politica, con le iniziative e con i banchetti, con le proposte e con le denunce, e molto poco ci siamo occupati di posti da occupare.
Ma continuiamo a sperare: a fine giugno, con il Comitato nazionale di Radicali Italiani che mi ha eletto Presidente nazionale, abbiamo lanciato una campagna politica per incardinare l’Anagrafe pubblica degli eletti, ad ogni livello di rappresentanza.
Contatterò personalmente Carlo Chiama. Anche perché sono certo che gli elettori del Partito Democratico debbono poter conoscere tutto dei propri eletti, a cominciare dalla vice Presidente del Senato Emma Bonino. Sono convinto che ci sarebbero delle sorprese nel gradimento”

Così si intitola un bel film americano del 1993, con Will Smith e Donald Sutherland, trasposizione su pellicola di una piece teatrale di successo a Broadway sul finire degli anni ‘80. La chiave del plot è che sono al massimo sei gli anelli della catena di conoscenze che uniscono ciascuno di noi a tutti gli altri esseri umani del pianeta. Con appena sei passaggi si arriva dall’intellettuale wasp che vive nel cuore di Manhattan all’abitante della più lontana ed infima periferia del mondo. Dal Dalai Lama del Tibet al ragazzino di Trinità. Dall’aborigeno australe alla Regina Elisabetta. Una teoria sociologica che mi ha colpito e che mi affascina, teoria che certamente aiuta a vivere la globalizzazione come qualcosa di concreto e tangibile. Non ci sono più persone del tutto sconosciute e del tutto distanti o separate. La sceneggiatura gioca attorno ad un’agendina ed ai suoi numeri di telefono, alle storie che si dipanano da quel gomitolo di linee telefoniche, di intrecci, di conoscenze e di interessi.
Mentre a New York questa lettura sociologica è entrata, con il teatro, il cinema o la tv, nelle case attraverso una commedia brillante ed intelligente, da noi, negli stessi anni, è bastato un pugno di magistrati, di giornalisti e di pentiti per scrive, con l’inchiostro e con il sangue, attorno ad un’agendina di un presunto camorrista, la tragedia umana e politica del “Caso Tortora”. La sociologia, a noi italiani, dice che, con appena sei gradi di separazione, non dobbiamo stare tranquilli per niente.

Gorizia. Ugo ha settant’anni ben portati ed è appena tornato dalla Georgia e dall’Armenia, non certo in tour “all inclusive”, bensì con un viaggio senza frontiere, per un radicale transnazionale davvero senza frontiere, Assieme alla inseparabile e dolcissima Diana, con un torpedone ha attraversato le colline e le montagne alla laicissima ricerca di chiese e monasteri remoti, nel spazio e nel tempo. Ci accoglie nella loro casa, e ci presenta le tracce dei viaggi di una vita e di una vita di viaggi, introno al mondo. Le impronte più spiccate sono certamente quelle radicali e quelle tibetane: tibetano è l’ospite che accompagno. Si parla di Dalai Lama e di Pannella, di Cina e di Europa, ma soprattutto di Yak mangiando Asiago e pecorino, di the al burro rancido sorseggiando pinot grigio. All’alba assieme andiamo per stradine impervie verso il confine di stato, nell’ultima casa italiana per prendere con noi il grande lama e Lobsang: Plinio, un odontotecnico milanese ha trasformato quest’oasi verde in una piccolissima Lhasa per pregare e meditare. Ogni volta che può lascia le malte ed i cementi dell’odontodonzia per dedicarsi alle pietre ed agli stucchi del tempio che ha creato dal rudere alpino. Caporetto è letteralmente dietro l’angolo della montagna ma soprattutto è metaforicamente e drammaticamente dietro l’angolo della nostra pavida politica. Per il Tibet, non solo….Frattanto Ugo già pensa al prossimo viaggio, a Dharamsala (ma non l’ha ancora detto a Diana).

Il Dalai Lama, dalle colonne di “Le Monde”, accusa la Cina di aver massacrato 140 tibetani sparando sulla folla lunedì 18 agosto nella regione di Kham. Nella stessa intervista si denuncia l’uccisione di oltre 400 tibetani a Lhasa dal 10 marzo ad oggi.

Dichiarazione di Bruno Mellano, Presidente di Radicali Italiani:

“L’abbiamo detto con il Dalai Lama in tutte le occasioni possibili e lo ribadiamo ora avendo appreso queste ulteriori, tragiche notizie. Le Olimpiadi di Pechino non andavano boicottate ma erano - e sono - forse l’ultima occasione per ‘costringere’ il regime cinese a concedere un dialogo vero con i rappresentanti tibetani, dialogo volto ad individuare modi e tempi per giungere ad una genuina autonomia per il Tibet pur nell’ambito dei confini della Repubblica Popolare di Cina. Purtroppo le notizie che ci giungono direttamente dal Dalai Lama sono la conferma di una violenza continua e quotidiana contro le minoranze, etniche, politiche, religiose, e contro gli stessi cittadini cinesi. Le Olimpiadi si concludono domenica 24 alle ore 14,00 e con loro si spengono i riflettori internazionali : il rischio è che, dopo l’evento sportivo e la tensione di questi mesi, aumentino e si inaspriscano - se possibile - le violazioni, le repressioni, le uccisioni. Dobbiamo tenere alta l’attenzione, ora e nelle prossime settimane. Dobbiamo aumentare le pressioni internazionali di ogni genere verso il regime di Pechino. Chiedo ai Governi, al mio Governo, ai cittadini, agli atleti che sono in questo momento a Pechino, di fare tutto il possibile per dare voce a chi non ha voce. La continua strage di diritto e di vite umane non può essere tollerata, subita con il silenzio complice delle diplomazie internazionali e di gran parte delle opinioni pubbliche occidentali, durante questi ultimi 60 anni. Lo sport italiano non rimanga più in silenzio!”.

Venerdì 08.08.08 alle ore 08 e 08 pm a Pechino sono iniziati i XXIX Giochi Olimpici, e questo lo sa tutto il mondo. Allo stesso momento, alle 14 e 08 italiane, nell’assolata Assisi, circa 500 persone volenterose, non solo giovani e forti, hanno voluto raccogliere un invito pubblico, lanciato quasi esclusivamente attraverso le frequenze di Radio Radicale e nella rete telematica, per essere protagonisti di una piazza diversa da quella dellla parata dell’inaugurazione del regime cinese e diversa dalla platea globale, mediatica e passiva, dei telespettatori olimpici. I giochi dedicati ad Olimpia non garantiscono più alcuna sospensione di belligeranza anzi finiscono per essere pretesto per reppressioni preventive, maggiore controllo poliziesco, palcoscenico pubblicitario planetario
e persino occasione di interventi armati pianificati nel cono d’ombra causato dall’attenzione totalizzante dello sport. Senza più tregua. I tamburi, i corni, le trombe, le voci, i canti, le preghiere, gli interventi, le maschere, i costumi, le bandiere, le campane e i fumogeni rossi dei monaci tibetani e dei loro amici (stretti), all’ombra della torre civica della città di Francesco, sono stati la nostra tregua. La sospensione, per qualcuno temporanea, per altri duratura, dell’indifferenza miope, suicida prima ancora che omicida.

Eppure qualcosa pare muoversi. Nel grande mare delle notizie che nutre con un plancton di comunicati, dispacci e lanci di agenzie il nostro piccolo mondo moderno, una news mi commuove. La procura della repubblica di Madrid ha aperto un’inchiesta sulla repressione in Tibet effettuata dall’autorità di Pechino nello scorso mese di marzo. Sette esponenti di grande rilievo del Repubblica popolare di Cina, tra cui il Ministro della Difesa ed il Ministro della Sicurezza dello Stato, sono stati indicati come responsabili di crimini contro l’umanità e attacco generalizzato e sistematico contro la popolazione tibetana. Nella denuncia si fa riferimento ai dati, ufficiosi di 203 morti ed oltre 1000 feriti, con circa 6.000 tibetani scomparsi, perchè arrestati o nascostisi dalla repressione. I cinesi dissero, e dicono tutt’oggi, che i morti furono in tutto 18, quasi solo cinesi. La nota di agenzia ci aiuta a sperare che, nell’agonismo di questi giorni poco olimpici, non si perda di vista che cosa segnano, nella realtà di carne ed ossa degli uomini, gli score.

Al termine della conferenza stampa dell’Associazione Comuni, Province, Regioni per il Tibet, tenutasi questa mattina nella sede del Consiglio Regionale del Piemonte, Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) ha dichiarato:

 

“La notizia del grave attentato nello Xinjiang, a quattro giorni dall’apertura dei Giochi Olimpici, ci rafforza nella convinzione che i cittadini delle democrazie occidentali devono, in queste ore, fornire il massimo di sostegno, di forza, alla nonviolenza del Dalai Lama, alla sua proposta di autonomia, (non di indipendenza) per il Tibet all’interno dei confini cinesi. Per questo obiettivo preciso occorre essere in tanti l’8 agosto ad Assisi, alla manifestazione organizzata dal Partito Radicale Nonviolento assieme al Comune di Assisi e all’ANCI umbra, in concomitanza con l’apertura dei Giochi Olimpici; essere in tanti ad Assisi per dire un forte NO sia alla violenza di Stato del regime cinese sia alla violenza terrorista, qualunque sia la sua provenienza.

 

Di fronte a quanto accaduto oggi, di fronte ai timori fondati di nuove violenze, le autorità  cinesi decideranno finalmente di aprire un dialogo serio con il Governo tibetano in esilio, di dare finalmente credito a un interlocutore che non vuole la morte di nessun abitante della Cina ma chiede da decenni, semplicemente, di poter convivere con i cinesi, nel rispetto delle reciproche tradizioni?”.


 

Torino, 4 agosto 2008